Troppa libertà e pochi doveri E le coppie scoppiano

Il Consultorio familiare della diocesi compie 40 anni Don Cristiano: ci vuole coraggio ad ammettere i fallimenti
PESCARA. Una volta erano il senso del dovere e del sacrificio a orientare le relazioni amorose. Oggi, invece, l’individualismo spinto e la ricerca affannosa di un piacere soggettivo, personale e immediato sono diventati i fondamenti del nostro sistema culturale. Le persone sperimentano una grande fatica nel costruire relazioni sane, profonde e soddisfacenti. Lo sanno bene le centinaia di coppie in crisi che hanno deciso di bussare alla porta dell’Ucipem, il consultorio familiare della diocesi di Pescara-Penne, con sede in via Campobasso che festeggia i 40 anni di attività con un doppio appuntamento iniziato ieri con una tavola rotonda in Comune e che si concluderà oggi con l’incontro di formazione, alle 9,30 al teatro Circus con la presidente dell’Osservatorio nazionale dell’Adolescenza, Maura Manca.
Ma chi si affida all’Ucipem? E quale tipo di percorso deve affrontare?
«È un percorso basato sull’ascolto, la fiducia, l’accoglienza e l’accettazione dei propri limiti e delle proprie fragilità», spiega il presidentee guida spirituale di tante coppie, giovani e adulte, don Cristiano Marcucci, «una risposta ai conflitti quotidiani, ma anche alla fatica e all’impegno di tante coppie, famiglie e individui, che si concretizza in un percorso di aiuto che comincia semplicemente donandosi del tempo per se stessi e per stare insieme, perché la relazione è l’arma più potente che abbiamo a disposizione».
«Dagli anni ’70 ad oggi», racconta don Cristiano, «le dinamiche relazionali sono cambiate tantissimo. È complicato fare una sintesi senza sfociare in banalizzazioni, ma sicuramente oggi c’è più libertà, si tende a inseguire più la parte emotiva che quella collettiva, con uno sbilanciamento verso il piacere piuttosto che sul dovere. C’è meno il “devo” e più il “voglio” e questo influisce tantissimo sulle scelte relazionali. Basti vedere come sono crollati i matrimoni religiosi e civili». Un altro punto fondamentale è la prevalenza della dimensione soggettiva e l’enfasi sulle dinamiche individuali anziché su quelle familiari. «L’individualità viene prima del tu e del noi», prova a spiegare don Cristiano, «per questo le coppie fanno fatica a costruire un noi. Tra convivenze, separazioni, ricongiungimenti familiari, figli nati dalla nuova e della vecchia unione non è semplice muoversi. La crisi economica poi non facilita la formazione di una nuova famiglia, poiché spesso bisogna convivere con una dipendenza economica dalla famiglia di origine. Inoltre oggi manca una dimensione spirituale: si è molto attenti al mondo esterno e al fare, molto meno alla dimensione interiore, a quella che chiamiamo spiritualità. Questo, a mio parere, è il limite più grande della nostra società occidentale».
Per cercare di intervenire su queste criticità ci sono i collaboratori del consultorio che assistono le coppie con consulenze mediche, legali, socio-educative e psicologiche. «Le nostre parole-chiave sono: ascolto, accoglienza, relazione», rimarca don Cristiano, «lavoriamo sulle famiglie, ma anche sulla persona nella relazione con se stessa e con gli altri. Il nostro obiettivo non è tenere unite le coppie per forza, ma permettere scelte più consapevoli. Proviamo a dare un supporto che permetta di scegliere in modo funzionale la strada per migliorare la loro vita, consentire alla persona di avere dimestichezza con il suo mondo interiore, per crescere ed evolversi. Cerchiamo di accogliere e stare con le fragilità delle persone perché tutti siamo "frangibili". Ci vuole coraggio ad ammettere le proprie fatiche, paure, sofferenze e fallimenti».
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