Penne

Trovato morto nella cella frigorifera, anomalie su arma e riprese

30 Gennaio 2026

L’avvocato Lorusso: «Il coltello posizionato dietro le cassette non coincide con l’ipotesi di suicidio. Troppe incongruenze»

PENNE. Per accertare le cause della morte di Andrea Costantini, 38enne di Penne ritrovato senza vita nella cella frigorifera del supermercato dove lavorava come macellaio a Termoli, bisognerà attendere la relazione peritale che verrà depositata da Cristian D’Ovidio, il medico legale che il 14 gennaio scorso ha effettuato l’autopsia. Nel frattempo, però, emergono delle contraddizioni in merito alla posizione del coltello, rinvenuto ai piedi della vittima (secondo una prima ricostruzione). A riferirlo è l’avvocato Piero Lorusso, che difende i genitori del 38enne e la sorella. Non solo, un altro elemento che non convince, per il legale, è rappresentato dal tempo intercorso dall’ultimo confezionamento fatto dalla vittima, alle ore 16.56, in base alle testimonianze dei colleghi, e il ritrovamento del cadavere, avvenuto alle 20.28 per l’esattezza.

In particolare, per quanto riguarda l’arma, nella dichiarazione iniziale, finita agli atti della Procura di Larino, il coltello viene descritto come posizionato «accanto alla mano destra» del cadavere, suggerendo una caduta naturale dopo un possibile gesto estremo. Di qui l’ipotesi del suicidio, non condivisa dai genitori della vittima, che a ottobre scorso hanno presentato la denuncia. Ora l’ipotesi di reato seguita è quella di omicidio e in subordine di istigazione al suicidio. Non è chiaro, secondo il legale, se altri colleghi abbiano interagito nel corso del pomeriggio con Andrea. Tornando all’anomalia dell’arma, nel verbale più dettagliato, viene specificato che il coltello, lungo 30 centimetri, si trovava «dietro le cassette», in prossimità del corpo.

Ecco l’anomalia, secondo Lorusso, che spiega: «La posizione "dietro le cassette" è incompatibile con una caduta naturale della mano di un suicida. Suggerisce un'azione deliberata di qualcuno che ha spostato o nascosto l'arma dopo il fatto. Se l'arma viene trovata "dietro delle cassette", la logica investigativa suggerisce che qualcuno l'abbia spostata, poiché un corpo che subisce uno shock emorragico perde la forza di nascondere l'arma». Per Lorusso, «la contraddizione emerge anche sulle telecamere, che non inquadrano l'interno del reparto macelleria e quindi non possono fornire la certezza scientifica che Andrea fosse solo».

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