I presidenti di seggio: «Gli errori? Non è colpa nostra, in Comune il caos delle schede»

Nella sezione 157 di via Cerulli sono spuntate «35 schede in più», scrivono i giudici. Gli scrutatori si difendono: «È vero, ma non vuol dire che ci sia stato un broglio»
PESCARA. Molti di loro sono già stati convocati in Procura e la politica, aggrappandosi alle stesse sentenze dei giudici amministrativi, ha puntato il dito contro di loro, rimandando ai presidenti di seggio le responsabilità degli «errori» che hanno portato il Comune più popoloso d’Abruzzo a tornare al voto in 23 sezioni su 170. Ma ora parlano loro, per la prima volta. A giugno 2024 sono stati 170 i presidenti di seggio che hanno apposto la loro firma su una montagna di verbali consegnati in Comune e in Prefettura al termine della tornata elettorale che, in quell’occasione, ha visto i pescaresi votare anche per le Europee. Gli stessi verbali, chiusi nelle buste, che sono poi finiti agli atti della Procura perché – questo il cuore del ricorso presentato dal centrosinistra – sarebbero stati ritrovati sventrati: buste aperte e strappate, schede in più e in meno passate da un seggio all’altro. Un caos che anche i giudici, sia al Tar che al Consiglio di Stato, hanno in parte confermato. «Ricordo che nelle scatole delle schede fornite in dotazione c’erano meno schede di quelle dichiarate nel frontespizio», questa la prima testimonianza raccolta dal Centro di un presidente di seggio di una delle 23 sezioni in cui si tornerà tra 39 giorni al voto dopo le anomalie riscontrate.
Il Tar aveva inizialmente ordinato il ritorno al voto in 27 sezioni, poi il Consiglio di Stato ha ridotto il numero a 23. Le irregolarità – e dunque la ripetizione del voto – riguardano le sezioni 25, 28, 31, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 51, 55, 57, 71, 73, 74, 78, 89, 95, 117, 137, 157, 166 e 169. Ed è proprio nella sezione 157, alla scuola di via Cerulli, che la presidente di seggio Marina Taurisani rompe il silenzio. «Ricordo che nelle scatole delle schede date in dotazione c’erano meno schede di quelle dichiarate nel frontespizio e il numero indicato sul frontespizio era inferiore rispetto a quello indicato nel registro degli aventi diritto al voto». Il presidente dice di aver fatto subito presente «l’anomalia». «Mi è stato detto di indicarla nelle note a verbale, ma che comunque non sarebbe stato necessario integrare il numero delle schede e, infatti così è stato». Secondo i giudici, in quella sezione in cui adesso dovrà essere ripetuto il voto è stato dichiarato di aver autenticato 515 schede, ma nel plico sono state trovate 550 schede autenticate: dunque 35 in più. Schede in più che, dice il Consiglio di Stato, «siano state autenticate per “coprire” tutte le schede consegnate (550), ma nel verbale risulta dichiarata l’autenticazione di 515 schede e non sono stati forniti elementi di prova per addivenire ad una diversa soluzione; va dunque respinta la doglianza». «È vero», ammette la presidente di seggio, «alcuni scrutatori della mia sezione hanno autenticato delle schede in più, ma» precisa la donna che da oltre 30 anni ha svolto questo servizio nei seggi della città, «non vuol dire che si è verificato un broglio». «Le 35 schede in più rinvenute», tornano a scrivere i giudici, «non appare sostenuta da un’adeguata spiegazione e va pertanto respinta».
«Per quel che riguarda errori formali come la mancanza di un timbro su una scheda o l’aver vidimato più schede del necessario», continua Taurisani, «non penso rientrino in errori per cui ripetere le elezioni. Sono errori di forma». Ma gli occhi dei presidenti di seggio sono andati anche su ciò che è accaduto nelle altre sezioni in quei giorni. «Ricordo che invece in un’altra sezione di via Cerulli, che non risultata tra quelle in cui ripetere le votazioni, successe un putiferio», racconta, «dovettero intervenire le forze dell’ordine. Ci dissero che non avevano concluso le operazioni e le avrebbero rimandate al giorno successivo per abbandono del presidente».
Schede in più anche nella sezione 137 della scuola in via Anelli. «Analogamente indimostrata e generica è la doglianza che contesta la decisione demolitoria delle operazioni relative alla sezione n. 137, nella quale sono state rinvenute 5 schede in più nei plichi rispetto a quelle consegnate dalla Prefettura (955, anziché 950)», scrivono i giudici, «sono state rinvenute 5 schede in più nei plichi rispetto a quelle consegnate dalla Prefettura, la doglianza dell’appellante appare indimostrata». Dunque, anche la 137 rientra nelle sezioni in cui si dovrà ripetere il voto. «Vi posso assicurare che era tutto in regola», scrive tra i commenti social uno scrutatore del seggio che al giornale chiede l’anonimato, «gli imbrogli sono stati fatti dopo quando le schede sono arrivate in Comune». Poi, aggiunge: «Questa farsa è stata inventata solo da chi ha perso perché le votazioni erano assolutamente regolari».
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