Truffa, l’inchiesta sulle scogliere: condannati Luca Nicolaj e il figlio

Due anni e 4 mesi ai vertici dell’impresa che hanno scelto il rito abbreviato, a processo gli altri 5 Nel mirino l’appalto del 2014 da 7 milioni di euro per il rifacimento delle scogliere a Roseto e Silvi
PESCARA. Due condanne con il rito abbreviato, un patteggiamento e cinque rinvii a giudizio (compresa una società come persona giuridica), con prima udienza fissata davanti al giudice monocratico Scalera il 22 gennaio prossimo. Si è chiusa così, dopo cinque anni, la vicenda sulla presunta truffa ai danni dello Stato contestata ai vertici dell’impresa Nicolaj, che nel 2014 si aggiudicò l’appalto regionale da 7 milioni di euro per il rifacimento delle scogliere del litorale di Roseto e Silvi.
Luca Nicolaj e suo figlio Galileo, hanno scelto la via del rito abbreviato e sono stati condannati dal gup Elio Bongrazio alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione (il pm Rosangela Di Stefano aveva chiesto 2 anni e 8 mesi); il direttore tecnico dell’impresa, Antonello Mancini (difeso dall’avvocato Augusto La Morgia) ha invece preferito il patteggiamento, concordando un anno e 4 mesi, ma senza i benefici. Per tutti e tre è stato confermato dal giudice il sequestro per equivalente di 900 mila euro.
Il legale dei Nicolaj, l’avvocato Sabatino Ciprietti, aveva puntato molto sui diversi ricorsi discussi in Cassazione e sempre vinti, proprio sulla questione del sequestro. Ma aveva anche battuto molto sul fatto che le contestazioni sollevate contro i Nicolaj, davano per scontato il loro ruolo di amministratori che in effetti era attribuito a Fernando Fusilli, e peraltro sulla scorta di intercettazioni telefoniche che erano state fatte circa tre anni dopo i fatti contestati. E poi la difesa, a conferma della propria tesi, ha evidenziato come non ci sia mai stato nel procedimento il coinvolgimento del collaudatore, a significare che l’opera era stata collaudata con successo. Sta di fatto, però, che il patteggiamento di Mancini potrebbe aver pesato sulla decisione del giudice, in quanto a Mancini veniva contestata la predisposizione di scontrini di pesata dei materiali ritenuti fasulli, quindi direttamente collegata alla contestazione di truffa ai danni dello Stato. L’accusa parlava di «reiterate condotte fraudolente dirette a raggiungere profitti ingiusti facendo risultare che l’ente appaltatore aveva fornito quantitativi di materiale lapideo di molto superiori rispetto a quelli effettivamente conferiti per la realizzazione delle opere».
L’inchiesta avrebbe anche appurato centinaia di viaggi che sarebbero stati fatti per trasportare gli scogli, soltanto che sarebbero state usate delle autobotti (la difesa avrebbe sostenuto che ci fu un errore nell’indicazione delle targhe dei mezzi).
Quindi sotto processo andranno Fernando Fusilli (amministratore della Nicolaj srl), Cristiano Ferrante (direttore dei lavori), e i due imprenditori inseriti fra gli indagati poco prima dell’avviso di conclusione dellìinchiesta: Michele Leonardo Stoico, amministratore della Fusu Argintina di Apricena, ed Ettore Curti, della Gemac di Teramo, le due ditte che avrebbero fornito il materiale lapideo ai Nicolaj. A questi quattro si aggiunge poi la società Nicolaj srl come persona giuridica.
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