Turismo in ginocchio Rischia di chiudere una struttura su tre

20 Maggio 2020

Allarme del tour operator Stroveglia (Wolftour Abruzzo): «Occorrono misure di sostegno per le aziende in difficoltà»

PENNE. Il coronavirus si è insinuato nella vita della popolazione mondiale come una lama nel burro. Oltre l’emergenza sanitaria, il Covid-19 ha generato una pesante crisi economica su più settori. Anche nel piccolo comprensorio vestino dell'alta vallata del Tavo dove anche il settore del turismo è in ginocchio.
«Nel territorio dell’alta valle del Tavo una struttura su tre non riaprirà, oppure», spiega il direttore tecnico del tour operator Wolftour Discover Abruzzo, Antonio Stroveglia, «riaprirà con un format completamente stravolto rispetto a quello che il pubblico conosceva. Pubblico inteso come clienti attuali e clienti potenziali».
Dati pesanti che rischiano di peggiorare nei prossimi mesi qualora non dovessero essere prese misure ad hoc con la collaborazione di istituzioni e privati investitori. «Un altro terzo delle attività deciderà di chiudere entro la fine del 2021, quindi rimarrà ben poco dell'offerta turistica locale come la conosciamo oggi», sottolinea ancora Stroveglia. Cosa si potrà fare e cosa accadrà per l'economia turistica locale? «Nell'indotto del turismo locale, in base ai dati in nostro possesso, si perderanno, soprattutto tra i lavoratori stagionali, dai 300 ai 350 posti di lavoro. Numeri spaventosi per il nostro territorio», sottolinea ancora il direttore del tour operator pennese.
I dati sono stati presi in esame analizzando le situazioni di tutti i comuni del territorio dell'alta vallata del Tavo: da Loreto Aprutino fino a Villa Celiera. Tra Farindola, Penne, Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Villa Celiera, Civitella Casanova, l’area dell'alta vestina contava 57 strutture ricettive per 797 posti letto complessivi: due alberghi a 4 stelle, due alberghi a 3 stelle, un albergo a 2 stelle, un albergo a una stella. A completare l’offerta turistica, 7 alloggi gestiti in forma imprenditoriale, 25 agriturismi, 3 ostelli, 14 b&b e 2 rifugi. «Alla crisi degli albergatori va ad aggiungersi quella di ristoratori e di tutti gli altri operatori legati al settore turismo. Le associazioni e le attività sportive, ad esempio, che per anni hanno organizzato sagre, feste e concerti adesso sono state azzerate. Un fattore positivo è il processo di digitalizzazione che quasi tutte le imprese del settore turismo hanno intrapreso durante questa emergenza. Sono tre», continua Stroveglia, «gli aspetti sui quali si dovrà insistere per rilanciare il turismo locale: mobilità lenta (muoversi tra le nostre bellezze evitando di utilizzare i mezzi a motore), istruzione (intesa come formazione anche degli operatori, non solo come sviluppo scolastico), e qualità della vita (mangiar sano, aria pulita, paesaggi, prodotti biologici). Quest'ultimo aspetto è un fattore che va assolutamente considerato. L'avvistamento dell'orso bruno nel comprensorio del Voltigno è la testimonianza che viviamo ancora in un territorio incontaminato, dove la natura regna ancora sovrana fortunatamente. Occorrono misure di sostegno come il ricorso al “fondo perduto” e al “conto interesse” che permetteranno alle aziende di recuperare liquidità, investire, e sopportare le spese da sostenere pur non essendo operativi al 100%. Non sono chiare le procedure di apertura, ed è per questo che molte attività hanno deciso di chiudere», conclude Stroveglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA