Turni massacranti l’appello degli infermieri

27 Giugno 2016

La federazione pescarese che raccoglie 2.200 professionisti chiede alla Regione ambulatori e nuovi servizi. L’assessore Paolucci: «Avrete un ruolo centrale»

PESCARA. Avvio dell’infermiere di famiglia sul territorio per la presa in carico dei pazienti fragili, attivazione di nuovi modelli organizzativi che prevedano l’istituzione di ambulatori infermieristici h12 sul territorio e nelle aziende sanitarie, maggiore coinvolgimento nei tavoli tecnici per la costruzione di percorsi clinico-assistenziali e, possibilmente, l’inserimento strutturato degli infermieri negli staff degli uffici regionali che si occupano di programmazione sanitaria, con l’obiettivo di partecipare e contribuire alla stesura dei progetti di riorganizzazione sanitaria sul territorio abruzzese. Sono queste le richieste avanzate da Irene Rosini, presidente del collegio Ipasvi di Pescara, a nome dei 2.200 professionisti, durante la tavola rotonda con l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci e il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale Alfonso Mascitelli.

All’incontro all’hotel Villa Michelangelo di Città Sant’Angelo sul ruolo degli infermieri nella riorganizzazione della rete ospedale-territorio e sui nuovi modelli assistenziali, ha partecipato anche la senatrice Annalisa Silvestro, membro della dodicesima commissione permanente d’Igiene e sanità al Senato. «Gli infermieri», ha spiegato la Irene Rosini, «lamentano la mancanza di coinvolgimento nel piano di riqualificazione del sistema sanitario abruzzese 2016-2018. Continuamente veniamo messi all'angolo, facciamo turni massacranti senza rispettare le norme europee, i Pronto soccorso e gli ospedali sono super affollati. È il momento di cambiare. Chiediamo alla Regione l’impegno all’apertura degli ambulatori infermieristici. Nelle regioni più virtuose come la Lombardia o l’Emilia Romagna l’assistenza domiciliare è data all’interno dell’azienda ospedaliera prevedendo la figura dell’infermiere di famiglia, istituito con decreto regionale. Invece in Abruzzo non c’è».

Nel piano sanitario abruzzese 2016-2018 è prevista la formazione di specifiche figure professionali da utilizzare sul territorio. Ma, come specifica Rosini a nome dei 2.200 infermieri, le competenze già ci sono, il problema piuttosto è «mettere gli infermieri in condizione di essere utilizzati al meglio dopo aver frequentato master e specializzazioni post laurea». Le aspettative di coinvolgimento e valorizzazione della figura dell’infermiere nella rete ospedale-territorio rispondono al desiderio di vedere riconosciuti e valorizzati anche gli altri protagonisti del sistema sanitario regionale.

«L’Abruzzo», hanno risposto Paolucci e Mascitelli, «è la quarta regione più vecchia in Italia: abbiamo 396mila anziani censiti a fine 2014, di cui almeno il 20 per cento affetti da media e alta fragilità. All’interno del registro epidemiologico delle fragilità si può inserire l’ambulatorio infermieristico. Tra la fine di luglio e i primi di settembre presenteremo un documento per coinvolgervi in questo nuovo percorso organizzativo. La figura dell’infermiere avrà un ruolo centrale nella riorganizzazione del sistema sanitario regionale». (y.g.)

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