Uccide il vicino per i rumori

26 Aprile 2018

Muratore di 58 anni, padre di 4 figli, accoltellato più volte nel garage del condominio

PESCARA. Salvatore Russo, 58 anni, sposato, padre di quattro figli e nonno di un nipotino, lavorava ancora, come muratore. Era originario di Apricena, in provincia di Foggia. Ieri mattina che era festa è sceso in garage a sistemare le zanzariere. Ma l’ha raggiunto dopo poco il vicino di casa, Roberto Mucciante, 51 anni, originario di Castel del Monte, disoccupato, che con un coltello da cucina l’ha colpito a ripetizione alla schiena e al torace. Salvatore Russo era un omone buono e forte, tre volte il suo assassino. Ma non ce l’ha fatta a difendersi, il vicino non gli ha dato tempo e modo. E dopo averlo lasciato agonizzante, Mucciante è risalito dalla scala interna del condominio, è rientrato nell’appartamento al primo piano dove abita con la madre e con le mani ancora sporche di sangue ha chiamato i carabinieri: «Ho accoltellato un uomo, venite». E li ha aspettati sulle scale mentre Russo moriva. È successo intorno alle dieci di ieri mattina alla fine di via del Circuito, nel palazzo che fa angolo con via Pian delle Mele, quasi al confine con Villa Raspa. Due famiglie distrutte. E un quartiere sotto choc. «Continuavo a chiamare Salvatore al telefonino, ma non mi rispondeva», ripete la moglie Vittoria, mentre aspetta che il carro funebre esca dal garage con la salma del marito, «poi ho sentito tutte le sirene, i carabinieri, la polizia, sono scesa per le scale e ho visto quello seduto con le mani insanguinate e poi i carabinieri che lo portavano via. Ho detto che stavo cercando mio marito, lui mi ha guardato e s’è girato». Invece i carabinieri le hanno chiesto che maglia portava il marito. E dall’espressione dei militari dopo la sua risposta, la donna ha capito subito che era successo qualcosa di brutto. Si è precipitata fuori, è andata sotto alla discesa che ridà su via Pian delle Mele, dove ci sono i box condominiali e dove intanto si era riempito di forze dell’ordine e curiosi. Il resto solo urla e lacrime di disperazione. Nessuno si sarebbe aspettato un epilogo del genere. Nessuno, perché nei rapporti pregressi tra vittima e assassino c’era solo qualche diverbio per i rumori, qualche rimostranza di Mucciante nei confronti di Russo che la domenica mattina e nei giorni di festa era solito passare un po’ di tempo in quel garage dove aveva tutti gli attrezzi necessari per i piccoli lavori che si portava avanti. Come le zanzariere che voleva sistemare ieri in vista dell’estate, per l’appartamento al secondo piano dove abitava con la moglie e due dei quattro figli. Tutti maggiorenni, tutti legatissimi tra loro.
Mucciante abita solo con l’anziana madre che accudiva, proprio sotto all’appartamento dei Russo. Il balcone pieno di gerani fioriti, una sorella che abita per conto suo e basta così. Una vita che negli ultimi tempi era diventata sempre più grigia per il lavoro che non si trovava e il nervosismo del 51enne che covava. Ma senza darlo a vedere. Almeno ai vicini, alla gente del rione che continua a ripetere, «un giovane fin troppo silenzioso». Ieri i carabinieri arrivati sul posto con polizia e 118, l’hanno portato dritto in caserma e poi da lì hanno chiamato un’altra ambulanza. Mucciante è apparso scosso, al pronto soccorso dove è stato medicato per piccoli tagli sulla mano destra, probabilmente per il coltello da cucina che nella foga gli scivolava dalla mano, gli hanno riscontrato un trauma addominale, forse l’unica traccia dell’estremo tentativo di Russo di difendersi. Poi è stato portato in caserma dove la pm Valentina D’Agostino, con il comandante della compagnia Antonio Di Mauro e il comandante del Nucleo operativo Antonio Di Dalmazi l’hanno interrogato per più di due ore. La sua versione: «Ci siamo incontrati in garage, c’è stata una colluttazione e poi l’ho accoltellato». Decisivo, per definire se c’è stata la premeditazione che aggraverebbe ulteriormente la posizione di Mucciante, arrestato per omicidio aggravato, sarà capire se quel coltello se l’era portato da casa, e anche su questo stanno lavorando gli investigatori. Quanto invece alla dinamica del delitto sarà l’autopsia affidata al dottor Cristian D’Ovidio a dare risposte importanti. Il medico legale che già ieri ha fatto un’accurata ispezione cadaverica sul posto, dovrà chiarire quante sono state le coltellate, quale quella fatale e in quanto tempo è morto il povero Salvatore Russo. Si parlava di 17 coltellate, numero che solo l’autopsia potrà confermare. Di sicuro i colpi sono stati numerosi. Alla schiena e al torace. «Nessuno ha sentito niente, l’ha preso alle spalle, sennò Salvatore altrochè se si faceva colpire» ripete la moglie. Ma Salvatore è morto. La figlia Antonella lo saluta disperata mentre il carro funebre esce dal garage e si dirige all’obitorio. Mucciante è in carcere. E le serrande sul suo balcone fiorito sono tutte abbassate.
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