Uccide la moglie e si costituisce: «L’ho gettata nel fiume dal ponte»

Omicidio a Casalbordino: la vittima, 72 anni, era malata di Alzheimer. «Non ce la facevo più»
CASALBORDINO. «Ho ucciso mia moglie, non ce la facevo più. L’ho buttata giù dal ponte, ora è nel fiume». Sono le 14,58 di ieri quando Angelo Bernardone, 74 anni, ex operaio della Società italiana vetro di San Salvo, citofona alla caserma dei carabinieri di Casalbordino e confessa l’omicidio di Maria Rita Conese, che di anni ne aveva 72 ed era originaria di Atessa, la madre dei suoi quattro figli, Sara, Monica, Amedeo e Marco; la donna con la quale ha condotto un’esistenza serena finché non è arrivato l’Alzheimer, malattia che ha colpito l’anziana tempo fa. Maria Rita era convinta che i genitori, morti da anni, fossero ancora in vita: diceva di vederli, di sentirli, era convinta che avessero bisogno di lei. E anche ieri pomeriggio il marito, per tranquillizzarla e cercare di rimettere ordine in quei pensieri annebbiati dalla malattia, la stava accompagnando al cimitero di Atessa. Poi, la tragedia: l’uomo ha scaraventato la coniuge giù dal viadotto della strada provinciale 216 che sovrasta il fiume Osento. Sottoposto a «fermo di indiziato di delitto» dal pm di Vasto Michele Pecoraro con l’accusa di omicidio volontario, Bernardone ha trascorso la notte in camera di sicurezza in attesa di essere trasferito in carcere. A ricostruire il dramma familiare, sulla base delle testimonianze, dei riscontri e della confessione dell’uomo, sono stati i carabinieri della compagnia di Ortona.
LA CRONACA
Nel giorno di Santo Stefano, Angelo e Maria Rita pranzano a casa. Con loro c’è Amedeo, mentre Marco è al lavoro. Non ci sono neanche le altre due figlie, Sara e Monica, che hanno messo su famiglia e non vivono più con i genitori. Durante il pranzo non accadono episodi particolari, né litigi. Fatto sta che, una volta terminato di mangiare, la coppia parte verso Atessa a bordo della Fiat Punto di famiglia. A un certo punto, Angelo accosta sul ponte di località Vidorni, perché – racconterà lui – la moglie era decisa a scendere dall’auto in corsa e a proseguire fino ad Atessa a piedi. «Aveva tolto già la cintura, e io mi sono fermato in quel punto perché era rettilineo», dirà in caserma, assistito dall’avvocato Vincenzo Cocchino, davanti al magistrato. Una volta fuori dall’auto, scoppia la lite per lo stesso motivo: Maria Rita continua a dire che i genitori hanno bisogno di lei. Finché Angelo la butta giù. Impossibile dire cosa passi per la mente di Bernardone in quei secondi. Se sia subentrato il senso di impotenza che si prova quando una persona cara non è più capace di badare a se stessa, non ricorda più nulla del passato e soffre. Oppure se abbia provato rabbia perché la donna con la quale aveva condiviso gioie e dolori, progetti e rimpianti, speranze e delusioni non era più la stessa di prima.
LA CONFESSIONE
Il volo di dodici metri non lascia scampo a Maria Rita, che muore all’istante. Il corpo è precipitato in un punto in cui il fiume è profondo circa 60 centimetri e largo poco più di tre metri. Angelo non lancia subito l’allarme. In stato confusionale, risale sull’auto e si dirige verso casa, al civico 4 di via D’Annunzio, non lontano dallo stadio. Qui, davanti ad Amedeo e Marco, nel frattempo tornato da lavoro, confessa di aver ammazzato la madre. A questo punto, sale ancora in auto e raggiunge la caserma dei carabinieri. È lo stesso Bernardone a condurre i carabinieri nel punto esatto in cui ha gettato la moglie. I militari mettono in moto la macchina dei soccorsi.
I SOCCORSI
La centrale operativa del 118 di Chieti attiva anche l’elicottero, che giunge da Pescara in pochi minuti. Ma per Maria Rita, ormai, non c’è nulla da fare. Sul posto arrivano anche i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Ortona, competenti per territorio, i vigili del fuoco di Casoli che recuperano il corpo, il pm Pecoraro. La notizia della tragedia, nel giro di poco tempo, fa il giro del paese. E stavolta, al di là di ogni frase di circostanza, è davvero forte lo stupore davanti al gesto di un uomo che, ripetono come un mantra i vicini, «non sarebbe in grado di fare del male neanche a una mosca».
L’INTERROGATORIO
In serata, in una stanza della caserma di via Michetti, Angelo conferma la versione già fornita agli investigatori qualche ora prima. Il pensionato è ancora sotto choc, forse adesso è consapevole del gesto e appare pentito. I militari ascoltano anche i figli per ricostruire le ultime ore prima del dramma. Già oggi la procura di Vasto disporrà l’autopsia, affidata al medico legale Cristian D’Ovidio. È ormai buio da un pezzo quando Angelo lascia Casalbordino a bordo di un’auto dei carabinieri, direzione il comando compagnia di Ortona, dove trascorrerà la notte. Amedeo, uno dei figli di Angelo e Maria Rita, affida a un messaggio pubblicato su Facebook il suo dolore: «Possa il cielo perdonare mio padre e accogliere mia madre».

