Uccise il vicino per i rumori «Il killer era affetto da patologia»

Si alleggerisce la posizione di Roberto Mucciante. La perizia dello psichiatra Giannantonio dice anche che «è in grado di partecipare al processo». Previsto per domani l’incidente probatorio
PESCARA. «Mucciante al momento del fatto era affetto da una patologia psichiatrica che ne ha compromesso grandemente la capacità di autodeterminarsi». A questa conclusione è giunta la perizia psichiatrica su Roberto Mucciante, il 51enne arrestato e rinchiuso in carcere dallo scorso aprile per aver ucciso con 38 coltellate il vicino di casa, Salvatore Russo, muratore di 58 anni. Una conclusione messa nero su bianco che alleggerisce non di poco la posizione processuale dell’omicida e che sarà oggetto di discussione domani, giorno in cui è stato fissato l'incidente probatorio. A disporre la perizia a firma del professor Massimo Di Giannantonio, docente di Psichiatria alla facoltà di Medicina dell’università D'Annunzio, è stato il giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo, che ha chiesto al consulente di accertare la capacità di intendere e di volere dell'omicida. ll consulente del gip ha poi stabilito che attualmente «Mucciante non presenta quelle caratteristiche psichiche che lo rendano pericoloso socialmente». Secondo lo psichiatra, inoltre, il 51enne «è in grado di partecipare coscientemente al processo».
Era stato il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Valentina D’Agostino, a chiedere la perizia per Mucciante, a seguito dell’istanza presentata dai due difensori dell’omicida, gli avvocati Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio, in cui si sollecitava la richiesta di incidente probatorio. Le operazioni peritali avevano preso il via il 30 luglio scorso, per concludersi qualche giorno fa. Domani mattina la perizia, che è stata depositata ieri, sarà illustrata da Di Giannantonio alla presenza del gip Di Carlo, del pm, dei difensori del 51enne, che hanno scelto come perito di parte lo psichiatra Maurizio Cupillari, e dei legali della famiglia della vittima, gli avvocati Andrea Cocchini e Alessandro Dioguardi, con il loro consulente di parte, lo psichiatra Giuliano Pace.
Mucciante è accusato dell’omicidio del vicino con l’aggravante dei futili motivi «e segnatamente perché disturbato dai rumori a suo dire provenienti dall’appartamento in uso alla parte offesa e ai suoi familiari».
Un delitto terribile che si consumò la mattina dello scorso 25 aprile nei locali garage del palazzo dove Salvatore e il suo assassino vivevano, rispettivamente al primo e al secondo piano del palazzo all’angolo tra via del Circuito e via Pian delle Mele, quasi al confine con Villa Raspa. Una furia omicida quella di Mucciante che inflisse 38 coltellate alla povera vittima, prima al torace e all'addome, con il colpo fatale al cuore, e poi dietro alla schiena. Salvatore, che si era trasferito da Apricena, nel Foggiano, a Pescara, era un gran lavoratore, onesto e apprezzato da tutti. Sposato, padre di quattro figli e nonno di un nipotino, era bravo a fare e ad aggiustare tutto. Una famiglia molto unita e affiatata quella di Russo, che da quel 25 aprile convive con un dolore indicibile. Tantopiù che i familiari non sono mai riusciti a spiegarsi il terribile gesto di Mucciante: «Se avessero litigato o discusso. Ma niente. I rumori? Non è vero, il giorno prima a casa non c’era nessuno io avevo portato mia madre a fare una visita ed ero uscita alle 8, mentre mio marito alle 6.30 era andato a lavorare», disse la moglie di Russo in un'intervista al Centro. «Mio marito, invece, è stato ucciso non da una, ma da 38 coltellate. Salvatore è il mio primo pensiero e l’ultimo prima di addormentarmi. È lui che mi dà la forza».
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