Un albergo al posto del vecchio “Leon d’oro”

Il Tar dà ragione agli eredi dei titolari della storica struttura abbattuta dai bombardamenti del ’43
PESCARA. Dopo 76 anni verrà riempito quel “buco” creato nel centro della città dai bombardamenti del 1943. Per la sezione pescarese del Tribunale amministrativo regionale è ancora valido il permesso di costruire rilasciato nel novembre 2017 sul sito del vecchio albergo “Leon d’oro”, all’incrocio tra corso Vittorio Emanuele II e piazza della Repubblica. Per intenderci è lo spazio immediatamente sulla destra dando le spalle all’ex stazione ferroviaria: qui potrà essere ricostruita una struttura ricettiva delle stesse dimensioni di quella che vi sorgeva fino al 1943. Nei giorni scorsi il Tar ha dato torto al Comune, che il 23 gennaio ha dichiarato decaduta la licenza di due anni fa. A presentare ricorso contro l’amministrazione cittadina, rappresentati dagli avvocati Federico Pace e Fabio Cosentino, sono stati Cesira Clorinda, Lelio e Gaspare Lepore, e Angelina Contini, comproprietari dell’area per diritto di successione.
Dopo lo stop del Comune, a stretto giro i ricorrenti hanno depositato in municipio una memoria. Hanno ricordato che, in coincidenza con l’inizio dei lavori, a luglio e novembre la Regione gli aveva comunicato l’esecuzione di interventi di manutenzione sull’immobile confinante di sua proprietà. Questi lavori, previsti per novembre, comportavano l’occupazione con macchine operatrici del terreno vicino, e quindi sul sito del vecchio “Leon d’oro” non si potevano fare le opere di sbancamento, previste di almeno sei metri.
In municipio a inizio gennaio era inoltre arrivata la documentazione sul cronoprogramma del cantiere, che annunciava l’inizio dello sbancamento dopo 40 giorni. Secondo Palazzo di città però, non sarebbe stata chiesta la proroga dei termini prima della scadenza: gli unici lavori erano la recinzione del cantiere e un box prefabbricato, e il cronoprogramma non era considerato un documento vincolante. Inoltre la sospensione dei lavori era ritenuta sproporzionata, perché la ditta incaricata dalla Regione era stata autorizzata per gli ultimi dieci giorni di novembre. Si è andati così al Tar, che ha detto no alla decadenza, ricordando che i termini di durata della licenza e del permesso di costruire possono essere prorogati per fatti estranei alla volontà del titolare del permesso.
Il tribunale ha inoltre spiegato che la scadenza del termine per l’avvio dei lavori non determina automaticamente la cessazione della concessione, ma costituisce soltanto il presupposto per l’accertamento dell’eventuale decadenza. I ricorrenti avevano infatti comunque inoltrato la comunicazione di inizio lavori entro il termine prescritto, e avevano allestito il cantiere. Al 20 ottobre risaliva invece il contratto preliminare con la Alter srl per la vendita dell’area, e il progetto approvato era stato presentato al Comune con la comunicazione di inizio lavori.
Nei prossimi mesi i pescaresi che si spostano tra la stazione, corso Vittorio e corso Umberto potrebbero veder sorgere un nuovo albergo lì dove c’era lo storico “Leon d’oro” spazzato via durante il secondo conflitto mondiale, quando i bombardamenti alleati a cavallo tra l’agosto e il settembre del ’43 deformarono il volto della Pescara prebellica.
All’epoca le infrastrutture ferroviarie erano il primo obiettivo dell’azione militare: i bombardieri dovevano tagliare vie di rifornimento e limitare le possibilità di spostamento delle truppe naziste che occupavano la Penisola. I raid aerei non erano ancora le “operazioni chirurgiche” di guerre più recenti: si sganciavano bombe a tappeto in un perimetro vasto per centrare gli obiettivi sensibili. Tra questi c’era la stazione, ma gli inevitabili danni collaterali rasero al suolo anche edifici civili, case, villette e, appunto, l’albergo. Con gli anni, tanti “buchi” lasciati dalla tragedia delleaguerra, sono stati riempiti. Fin dall’immediato Dopoguerra, nei centri storici delle città italiane più colpite, sono sorti edifici moderni che cozzano di fianco a palazzine liberty o palazzi medievali. Pescara non fa eccezione. Ora tocca al “buco” del vecchio “Leon d’oro”, sperando che l’occhio abbia la sua parte meglio di quanto avvenuto in passato.
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