«Un’area costata 4 milioni, devo ripartire»

Alessandro Di Carlo, proprietario del capannone dato alle fiamme: fermo per colpa del Comune
PESCARA. Tre anni fa ha pagato quell’area di un ettaro, su cui insiste il capannone mandato a fuoco l’altra notte in via Magellano, più di quattro milioni di euro. Su quel pezzo di terra che fino al 2007 ospitava uno dei più grossi depositi di frutta esotica del centro-sud, l’imprenditore Alessandro Di Carlo che con la sua Mediterranea costruzioni ha realizzato i palazzi neri Olivieri, in via Tasso, e Geisha, in via Firenze (angolo via Palermo) e il palazzo di 9 piani Saligia sulla Tiburtina, con la nuova società Salpar, in via Magellano voleva costruire due palazzine di circa sette piani circondate da verde, come previsto dal subambito B del Pp2 che nella zona tra via Magellano e via Doria, dove insiste anche l’edificio in disuso di Di Properzio attaccato dalle fiamme (dolose secondo i carabinieri) nella stessa serata di lunedì. E invece è tutto fermo.
«È un progetto sui cui lavoro da cinque anni ed è ancora fermo, sia perché il genio civile ha bloccato tutto e sia perché il Comune ha dato il diniego al progetto per cui ho invece ottenuto il silenzio assenso previsto dal decreto Sviluppo». Già provato da una crisi che all’inizio del 2013 lo ha portato a depositare la richiesta di concordato preventivo per un deficit patrimoniale di circa 3 milioni di euro con la vecchia società, Di Carlo vuole solo ripartire: «Se una società ha problemi intacca tutte le altre, io voglio ripartire al più presto, ma sono fermo anche per colpa del Comune contro cui farò l’ennesimo ricorso al Tar. Ne ho già vinti due, spendendo ventimila euro, farò così anche questa volta». (s.d.l.)

