«Un centro per i malati in coma»

8 Ottobre 2017

Spoltore. La famiglia Verna rilancia il suo impegno nella Giornata dei Risvegli

SPOLTORE. «Il coma è un lungo sonno, dal quale ci si può svegliare oppure no». Ha le idee chiare la piccola Valeria mentre racconta allo psicologo Nicola Croce quello che sa del coma. Assieme a tanti compagni è venuta a scuola anche il sabato, a Villa Raspa di Spoltore, per giocare insieme agli altri dedicando un momento di riflessione a un problema molto più grande di lei: il dramma dei familiari che, in assenza di un centro risvegli regionale, sono costretti a viaggi lunghi e costosi mentre una sorella, o una figlia, sono ricoverate in centri che sono lontani. A volte anche all'estero.
Lo sa bene Anna Verna. Con il marito Ezio è il motore dell'associazione "Il risveglio di Manuela" dedicata alla figlia che, dopo un incidente stradale, ha dormito a lungo senza riuscire a svegliarsi. «Manuela ci ha lasciato» ha detto Anna "proprio mentre iniziavamo ad aspettarci un miracolo». In quei mesi, però, l'ha colpita anche la sofferenza di altre famiglie che vivevano il suo stesso dolore: «Noi abbiamo vissuto questa situazione in una condizione di benessere materiale» aggiunge «ma abbiamo visto persone dormire in auto, mentre un loro caro era ricoverato in un reparto specialistico».
Per Manuela, la famiglia Verna si è spostata anche in Austria. «A quel punto, è stato normale il desiderio di evitare ad altri di vivere questa esperienza». Il sindaco Luciano Di Lorito ha ricordato la forza della famiglia Verna e di Anna: «La perdita di una figlia», ha detto rivolgendosi ai bambini «è la cosa peggiore che possa capitare a una mamma. Ma lei è riuscita a tirare fuori da questo evento terribile qualcosa di positivo, il risveglio di Manuela. È un fatto importante sul quale vi voglio far riflettere». Presenti, alla Giornata europea dei Risvegli, celebrata ieri a Spoltore, il comandante dei vigili, Panfilo D'Orazio, il vice sindaco Chiara Trulli, l'assessore Stefano Sebastiani. I bambini, guidati dalla lettura di Piera Sammassimo, hanno «vestito» le emozioni che si provano quando un incidente rischia di portarci via una persona a cui vogliamo bene: ognuno di loro, aveva dei volti in cartoncino con diverse espressioni, tra le quali «la speranza, che non bisogna mai abbandonare». Infine, hanno lanciato in aria dei palloncini con legato un messaggio da destinare al cielo, a chi non c'è più o non può sentirli.
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