Un corteo ad alta tensione con i balneatori

13 Marzo 2016

Gli ambientalisti attaccano le volumetrie degli stabilimenti previste dal nuovo piano demaniale

PESCARA. La finalità è comune a tutti i partecipanti al corteo: difendere i fiumi e i mari abruzzesi e chiedere alle istituzioni interventi mirati al risanamento ambientale. Ma durante il corteo vengono a galla divisioni interne e sfumature evidenti.

Da una parte, gli attivisti di Rifondazione con le loro bandiere e le pettorine rosse con la scritta “Vogliamo vedere il mare”; dall’altra, spuntano i capannelli dei balneatori che rivendicano la necessità di ottenere l’allungamento delle concessioni e la bontà del piano demaniale marittimo che di fatto aumenta del 30 per cento le superfici di arenile destinate a tettoie e incrementi di volumetrie. I primi malumori si scatenano al punto di raccolta della manifestazione, in piazza Unione, quando sul furgone che apre il corteo viene esposto il cartello del Partito comunista con lo slogan della propria campagna in difesa delle spiagge dalla cementificazione selvaggia.

«Questo non era concordato», attacca Riccardo Padovano, consigliere comunale di maggioranza e presidente del Sib/Confcommercio, «abbiamo deciso di scendere in piazza per sensibilizzare la popolazione sulle condizioni dell’ambiente, ma questa non è l’occasione né per discutere di politica e né per parlare del piano demaniale marittimo. Teniamo a cuore le condizioni dei nostri fiumi e del mare e non vogliamo che ci sia una nuova stagione balneare negativa come lo scorso anno a causa dei dati sull’inquinamento».

Secca la replica di Corrado Di Sante (Rifondazione): «Portiamo avanti la nostra campagna “Vogliamo vedere il mare” perché dopo aver sconfitto l’Ufo di Ombrina di certo non vogliamo gli Ufo di cemento armato sulle nostre spiagge. Siamo contrari a dubbie operazioni edilizie come quella proposta da Pescaraporto di Milia e Mammarella e diciamo no al nuovo assalto alla spiaggia voluto dalla giunta D’Alfonso sostenuta da Sel. Inoltre, rivendichiamo la necessità di abolire le società per azioni che gestiscono l’acqua e di affidare il servizio a società di diritto pubblico». (y.g.)

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