Un defibrillatore per la Cantera

25 Aprile 2017

Regalo degli infermieri volontari del Cives per il progetto “Sport nel cuore”

PESCARA. Tutelare la sicurezza degli sportivi, dilettanti e professionisti, attraverso la conoscenza delle manovre di primo soccorso e l’utilizzo del defibrillatore, perché solo in questo modo è possibile salvare vite umane. L’arresto cardiaco improvviso è un fenomeno che ogni anno in Italia colpisce più di mille giovani sotto i 35 anni. Per questa ragione, l’associazione di infermieri volontari Cives di Pescara ha ideato un progetto di educazione sanitaria realizzato grazie al finanziamento del Csv e al supporto dell’Ipasvi.

Ieri, con la donazione di un defibrillatore agli allievi della società sportiva Asd Cantera Adriatica, nell’ambito del progetto denominato “Sport nel Cuore”, si è concluso un percorso formativo iniziato lo scorso mese. Gli infermieri del nucleo Cives, presieduto da Elisa Di Tullio, riuniti nella sala convegni della clinica Pierangeli, hanno consegnato alla società sportiva il macchinario salvavita, indispensabile per intervenire in caso di emergenza e contenere così il fenomeno dell’arresto cardiaco durante la pratica sportiva.

I corsi di formazione hanno coinvolto ragazzi, componenti della società e allenatori della scuola calcio. Gli infermieri hanno insegnato loro le manovre Bls-D di sostegno di base alle funzioni vitali e le pratiche di primo soccorso. Successivamente il nucleo Cives, grazie al finanziamento del CSV di Pescara, ha acquistato un defibrillatore semiautomatico da donare alla Cantera Adriatica, come previsto dalle ultime normative nazionali.

Le statistiche raccontano che la morte cardiaca improvvisa colpisce ogni anno in Italia più di mille giovani sotto i 35 anni. L’arresto cardiorespiratorio si manifesta dopo circa un’ora dall’insorgere dei sintomi prodromici (cardiopalmo, tachicardia, dispnea, astenia). Nell’85 per cento dei casi è provocato da un’aritmia maligna, che se non viene trattata tempestivamente con le manovre di rianimazione cardiopolmonare e di defibrillazione elettrica porta nel 98 per cento dei casi alla morte. La defibrillazione elettrica è l’unico mezzo per intervenire. Ma per essere efficace deve essere effettuata entro 4-6 minuti, perché dopo 10 minuti trascorsi senza un soccorso adeguato, le possibilità di sopravvivere sono nulle. Da uno studio condotto sugli sportivi deceduti in Italia, è emerso che l’arresto cardiaco ha colpito prevalentemente gli uomini: il 25 per cento dei morti è risultato tesserato in una federazione sportiva, già sottoposto ad accertamento medico, ma che non è stato defibrillato in tempo. Inoltre in nessuno dei luoghi in cui si sono verificati gli arresti cardiaci era presente un defibrillatore.

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