Un’impresa uscire dal porto I pescatori: lavori in ritardo

Le imbarcazioni faticano a prendere il largo di notte a causa dei banchi di sabbia Difficoltà anche per raggiungere il distributore. E il dragaggio si è fermato
PESCARA. «Prima si è alzato un polverone con la promessa di lavori infrastrutturali imminenti, ma poi non si è fatto più nulla. Noi pescatori abbiamo persino ingoiato il boccone amaro del taglio della diga, dando il nostro assenso ai lavori ed esponendoci a un rischio elevatissimo per la nostra sicurezza. L'importante era che si iniziasse a muovere qualcosa all'interno di questo porto, ma ancora una volta non è servito a niente perché tutto è rimasto fermo». La pensa così Mimmo Grosso, in rappresentanza dell'Associazione armatori che riunisce i marinai e i proprietari delle circa 80 imbarcazioni della flotta peschereccia cittadina. In attesa della caratterizzazione dei fanghi da parte dell'Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) l'operazione di mini dragaggio, autorizzata da Regione e Capitaneria di porto per scavare tra i 10mila e i 15mila metri cubi di materiali, in modo da ripristinare il passaggio in sicurezza delle imbarcazioni all'imboccatura del porto canale, si è arrestata a circa 7.000 metri cubi di sedimenti prelevati. I risultati delle analisi saranno pronti entro la prima metà di aprile. Nel frattempo la Regione è in attesa dei rilievi poiché, con la vasca di colmata ormai piena fino all'orlo, è necessario capire che tipo di trattamento va riservato ai fanghi da smaltire. Dalle prime granulometrie, effettuate sui campioni prelevati, sembrerebbe che i sedimenti possano essere utilizzati per rimpinguare le spiagge assottigliate dall'erosione. «Questo non è un mini dragaggio bensì un micro dragaggio», è l'opinione schietta di Grosso, «abbiamo chiesto al comandante Enrico Moretti di scavare un tantino anche in prossimità del distributore di carburante visto che anche in questo tratto le barche fanno fatica a manovrare. Purtroppo, le condizioni dei fondali del porto sono arrivate al limite. Prima che ci succeda qualcosa di serio, è necessario intervenire». Sono svaniti anche gli effetti benefici della mareggiata di metà gennaio, durante i giorni difficili dell'esondazione del fiume, quando per un caso curioso del destino la forza della corrente era riuscita a liberare lo scalo dai banchi di sabbia che ostruivano l'ingresso.
«Negli ultimi giorni», rimarca Grosso, «abbiamo riscontrato problemi di notte, durante le manovre di uscita, quando tutte le barche più grandi prendono il largo per la battuta di pesca posizionandosi una dietro l'altra. Poiché in corrispondenza dell'imboccatura dello scalo c'è una secca, il nostro timore è che la corrente ci possa trascinare dentro danneggiando il motore, l'elica o le altre apparecchiature o, nei casi più gravi, mettere in pericolo la vita dell'equipaggio».
«Ci hanno convocato più volte per le riunioni», aggiunge il presidente dell'Associazione armatori, «ci avevano promesso di iniziare i lavori dandoci ogni volta tempi diversi, ma non si è mosso nulla. Penso che, nella migliore delle ipotesi, bisognerà attendere la fine dell'estate».
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