«Un insediamento inutile e pericoloso»

Piano di Sacco, ambientalisti preoccupati per l’impianto che dovrebbe trattare i fanghi marino-fluviali
CITTA' SANT'ANGELO. Danni legati sia all'effetto cumulo che alle eventuali ricadute ambientali dei singoli impianti. Sono le preoccupazioni sollevate dalle associazioni Legambiente Abruzzo, Sos Territorio, Ripamare e La Nostra Terra, che, in un documento congiunto, sottolineano quanto sta avvenendo nel sito industriale di località Piano di Sacco, a Città Sant'Angelo, una zona entrata nelle cronache nell'ottobre di tre anni fa con l'incendio che distrusse i capannoni della ditta di rifiuti Terra Verde.
Nella stessa zona, ci sono numerose richieste di insediamento industriale. Tra quelli che più fanno discutere, per le associazioni, c'è un impianto per il trattamento dei fanghi marino fluviali, il cui iter autorizzativo è costellato da una serie di rinvii e contestazioni.
Il principale elemento da chiarire è quello legato all'approvvigionamento idrico dell'impianto. Il fiume Fino, la cui portata di acqua attualmente è scarsa e la cui qualità non è in linea con i parametri richiesti dall'Europa rischia di essere compromesso ulteriormente con gli scarichi che questo impianto potrebbe riversare nelle sue acque.
«Un rischio che una regione come l'Abruzzo, che dice di volere attuare una politica importante per la tutela dei fiumi e sulla loro salvaguardia, grazie anche a strumenti come i contratti di fiume, non può correre» spiegano gli ambientalisti.
«La vicenda di Piano di Sacco» afferma Giuseppe Di Maco, presidente di Legambiente Abruzzo, «deve far riflettere sui limiti attuali della pianificazione territoriale. Manca una visione complessiva del sistema produttivo abruzzese, autorizzare impianti in un luogo che mancherebbe di acqua necessaria e che non ha servizi primari, evidenzia questo limite, ma anche i limiti di un comitato Via che necessita palesemente di una riorganizzazione».
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