«Un luogo pubblico dedicato a Delfino»

L’annuncio del sindaco alla famiglia dell’ex parlamentare scomparso, nella chiesa gremita
PESCARA. «Pescara deve intitolare uno spazio pubblico a Raffaele Delfino. Mi impegnerò per questo». Così il sindaco Carlo Masci, ieri mattina, quasi al termine della cerimonia funebre officiata da monsignor Vincenzo Amadio, nella chiesa del Mare. Nel giorno dell’ultimo saluto all’ex parlamentare, morto lunedì al Gemelli di Roma, il l centrodestra pescarese ringrazia «colui che ha seguito in prima persona il passaggio dal Movimento sociale italiano (Msi) alla Democrazia nazionale». Eletto per la prima volta nel 1958, Delfino è rimasto in Parlamento per cinque legislature, ed è stato anche consigliere comunale. A marzo avrebbe compiuto 93 anni. E ieri amici ed ex colleghi lo hanno definito un maestro, «un uomo che ha sempre avuto una visione sul futuro della città, sia da parlamentare che da consigliere comunale».
«Antesignano in tutto», dice Roberto Petri, ex capo della segreteria del ministro Ignazio La Russa, «Raffaele è stato il primo a parlare di Grande Pescara con il piano regolatore intercomunale». E in chiesa, c’era Carlo Costantini, ideatore del referendum per la nuova realtà metropolitana e candidato sindaco del centrosinistra alle prossime amministrative, unico rappresentante dell’altra parte politica, citata per i ringraziamenti da Gino Delfino, figlio di Raffaele. Tra gli altri, erano presenti il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli, l’assessore comunale alla Mobilità Luigi Albore Mascia, che da sindaco nel 2012 conferì il Ciattè D’Oro a Delfino, Armando Foschi e altri consiglieri comunali di maggioranza. «Quando una persona viene a mancare c’è il momento del dolore, del raccoglimento religioso, ma in questo caso c’è anche il momento in cui la città riconosce quanto Raffaele Delfino ha fatto», dice il sindaco Masci. «È stato un gigante della politica, per Pescara e per l’intero Paese. Arguto, ironico, tagliente, non ha mai avuto paura di andare controcorrente e amava questa città. Grazie Raffaele! Ti ho sempre chiamato onorevole, ma adesso voglio chiamarti così», conclude il primo cittadino.
A inizio febbraio, secondo quanto riferisce il figlio Giulio, caporedattore a Rai sport, «stava male e aveva probabilmente capito che le cose sarebbero peggiorate. Da sempre molto credente, ha espresso il desiderio di andare in chiesa. Non ha potuto, ma ci auguriamo che prima di morire sia stato accompagnato dal Signore». Anche il parroco Vincenzo Amadio ricorda la fede di Delfino: «Si è sempre speso per gli altri», dice, rassicurando famigliari e amici, che hanno condiviso progetti ed esperienze di vita con lui.

