Un risparmio di 100 milioni in tre anni

3 Aprile 2017

Diminuiscono i costi di gestione, cambia l’organizzazione del lavoro e cresce l’efficienza

ROMA. L'ultimo ammainabandiera per il Corpo Forestale dello Stato - effetto della riforma 'Madià - si è svolto il 1 gennaio 2017 nella storica scuola di Cittaducale, fondata alle porte di Rieti nel 1905, e in quella di Sabaudia, inaugurata nel 1962 sul litorale pontino a sud della capitale. I forestali confluiscono dunque per la maggior parte nell'Arma dei Carabinieri indossandone la divisa, mentre alcuni passano nel Corpo dei Vigili del Fuoco, nella Polizia di Stato, nella Guardia di Finanza. Si tratta di un passaggio a suo modo epocale che vede un corpo civile di settemila uomini assumere lo status giuridico militare. Un precedente risale al 1926, quando Benito Mussolini soppresse e militarizzò quello che allora si chiamava Corpo Reale delle foreste, che diventò Milizia Nazionale Forestale. “Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri” è la denominazione ufficiale della nuova unità al comando del generale Antonio Ricciardi. Questa diversa organizzazione, sulla carta, e in base alle intenzioni di chi ha elaborato l'accorpamento, prevede una maggior efficienza dei costi di gestione e risparmi fino a 100 milioni di euro in tre anni. In particolare, sono dodici gli articoli della riforma “Madia” che riguardano l'accorpamento dei forestali nell'Arma, con il passaggio anche di tutte le funzioni svolte, ad eccezione di quelle contro gli incendi boschivi che vengono trasferite ai Vigili del fuoco. Il nuovo Comando dipenderà dal capo di Stato Maggiore della Difesa per i compiti militari; dal ministro dell'Interno per i compiti di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica; dal ministero delle Politiche agricole per le materie che riguardano la sicurezza e la tutela agroalimentare e forestale. Nel frattempo le foreste prendono spazio. Secondo il censimento 2015, oggi la selva cresce alla velocità media dello 0,6% l'anno. Dal '71 al 2011 la natura si è ripresa con alberi, sottobosco e animali liberi circa 3,5 milioni di ettari italiani; altri 1,5 milioni di ettari sono stati invece edificati. In tutto, dal '71 al 2011 le superfici agricole hanno perso 5 milioni di ettari. I boschi e la loro gestione rappresentano uno strumento fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici, la salvaguardia della biodiversità, la depurazione e regimazione delle acque. Costituiscono inoltre, la base produttiva non solo per le filiere industriali ma anche per lo sviluppo di nuove bioeconomie locali.

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