Una commessa: minacciata anche dopo anni

Giovane racconta: «Tre anni fa fui accerchiata e insultata da ragazze, non volevo più andare a scuola»
PESCARA. «Si riuniscono in gruppo e senza un valido motivo aggrediscono chiunque, forse per farsi riconoscere come leader. In genere hanno 16 anni. A volte sono anche più piccoli. Io stessa ci sono capitata». Una commessa, giovanissima, di uno dei negozi lungo corso Umberto, ha testato, ai tempi della scuola, direttamente sulla sua pelle cosa si prova a essere presa di mira da una vera e propria banda. Prima qualche minaccia a scuola, poi quando usciva il sabato pomeriggio. Un giorno, dietro piazza Salotto, si ritrova letteralmente accerchiata. «Ricordo che c'era un gruppetto di ragazze che ce l'aveva con me». Forse per gelosia o anche per invidia, capita sempre più frequentemente che siano le ragazze le protagoniste di episodi di violenza ai danni delle loro coetanee, mentre i maschietti osservano in disparte, o ancor peggio alimentano e fomentano gli episodi di aggressività. «Ancora oggi, che sono passati circa tre anni, non conosco i motivi che hanno scatenato la loro aggressività nei miei confronti, eppure mi minacciavano spesso. Un pomeriggio mi hanno accerchiato e mi hanno aggredito verbalmente. Insieme a loro, c'erano anche dei ragazzi che non hanno fatto nulla per difendermi». In quella occasione la gang di bulli non è passata ai fatti, permettendole di denunciare le persone coinvolte. «Io sono fortunata perché non mi è successo nulla», racconta «ma è importantissimo raccontare che cosa accade, denunciare queste aggressioni e questi episodi e cercare di fermare questa immotivata violenza». Eppure anche se le aggressioni sono rimaste su un piano verbale non vuol dire che i segni lasciati siano meno gravi e significativi. «Oggi non ho paura, nonostante che io abbia ricevuto qualche altra minaccia anche la scorsa estate quando ho incontrato per strada una delle persone coinvolte, ma all'epoca non mi sentivo così forte. Per un periodo non volevo nemmeno andare a scuola perché tra i miei compagni c'erano alcuni dei responsabili delle mie minacce. Più passa il tempo e più questi fatti sono sempre più frequenti. Ho un fratello più piccolo e anche lui mi racconta di questi scontri tra gruppi, per guadagnare la fama di leader. Per mettersi in mostra. Capita spesso», dice ancora, «che alcuni ragazzi vadano in giro anche armati, con coltellini in tasca. È un altro modo assurdo per ottenere visibilità e dimostrare che sono i più forti». (m.pa.)

