Una vita da operaia tra fabbrica e favole

10 Maggio 2020

ATESSA. Famiglia, Monopoli, tombola, pizze, scuola a distanza e risate. E poi ancora lavatrici, abbracci, i film sul divano tutti insieme, la fabbrica che chiude, le misure di sicurezza da visionare,...

ATESSA. Famiglia, Monopoli, tombola, pizze, scuola a distanza e risate. E poi ancora lavatrici, abbracci, i film sul divano tutti insieme, la fabbrica che chiude, le misure di sicurezza da visionare, la fabbrica che riparte, i turni da gestire, le docce, la fatica, le favole della buonanotte e gli occhi tristi della gente dietro le mascherine a svelare la paura della crisi, le difficoltà economiche. La vita al tempo del Covid di Francesca Magagnato, 45 anni, due bambini di 10 e 11 anni, dipendente della Tecnomec (azienda metalmeccanica dell'indotto Fca), rappresentante sindacale e per la sicurezza dei lavoratori, si racchiude quasi tutta qui. Giornate in salita, con la fatica ad alitarle sul collo, ma anche tantissimi momenti felici, da incorniciare tra i ricordi. «Abbiamo riscoperto la famiglia,» racconta, «e ce la siamo vissuta appieno con mio marito e i bambini. Lavoriamo in fabbrica e non abbiamo mai tempo per loro. Abbiamo fatto tutto quello che non facevamo da tempo».
Ricette a non finire, film, cartoni animati, tutorial, disegni. L'"incantesimo" è finito il 27 aprile. E sono ricominciati i salti mortali. I turni da gestire e l'alternarsi con i bambini per seguirli con le lezioni online. Sveglia alle 7: si mette a posto casa; alle 8,30 si svegliano i bambini perché alle 9 c'è scuola sul pc. Chi non segue le lezioni fa i compiti e viceversa. Nel frattempo le pentole per il pranzo e la cena sono già sul fuoco, la lavatrice gira e c'è da fare la spesa. Alle due inizia il turno: 8 ore fino alle 22. Poi doccia, "spesso in garage" racconta Francesca, e la favola ai bambini. Si arriva a letto distrutti. E poi si ricomincia. «Non mi pesa,» dice Francesca, «noi donne abbiamo mille risorse e sappiamo anche far finta di non essere preoccupate. Poi mio marito mi aiuta molto in casa, siamo una squadra». L'impatto con il lavoro, dopo il lungo periodo di fermo è stato traumatico sotto l'aspetto psicologico. «Siamo distanti, abbiamo dovuto azzerare ogni tipo di relazione,» racconta, «ma per fortuna la mia azienda ha preso tutte le misure di sicurezza necessarie e ci sentiamo tranquilli».
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