Università, il rettore convoca D’Antuono

3 Ottobre 2014

Dopo le pesanti denunce, Di Ilio vuole un confronto con l’ex direttore di Lingue: bisogna capire se è rabbia per l’esclusione

PESCARA. Volano gli stracci, all’università D’Annunzio, e quelle che sembravano solo beghe interne si sono trasformate in un polverone di cui, a farne le spese, è tutta l’università con i suoi iscritti. È per questo che dopo la lettera al vetriolo del professor Nicola D’Antuono, direttore dimissionario del dipartimento di Lingue e letterature di Pescara, fatto fuori con un golpe dell’ultim’ora dai 28 che hanno appoggiato la candidatura a sorpresa e l’elezione del professor Pier Carlo Bontempelli lo scorso 15 settembre, il rettore Carmine Di Ilio ha dato ufficiale incarico al direttore generale Filippo Del Vecchio di verificare quanto scritto da D’Antuono, convocando quest’ultimo per l’8 ottobre. Per chiarire, innanzitutto, il passaggio in cui D’Antuono oltre a parlare di «ribaltone», di «spinte corporative e pressioni pericolose» denuncia «le pressioni - da parte di molti - per farmi ratificare missioni di studio e di svago pazzesche, viaggi in Italia e all’estero senza documentazione probante, contratti editoriali palesemente impropri e pagamenti di fatture impresentabili e di mobilità docenti non autorizzate».

«Sono dichiarazioni un po’ generiche a mio avviso», dice il rettore Di Ilio al Centro, «non capiamo se siano frutto di rabbia o di qualcos’altro, stiamo cercando di capire». Di qui la verifica, «un colloquio di D’Antuono con il direttore generale per approfondire le cose dette su quella lettera, se sono lo sfogo di chi pensava di poter continuare ad avere il sostegno che aveva avuto già in passato o se c’è dell’altro». Una verifica che, come spiega ancora il rettore, arriva dopo le pressioni del professor Consani, attuale direttore facente funzioni di Lingue in attesa che Bontempelli entri in carica il primo novembre, e del direttore del dipartimento di Economia aziendale, la professoressa Augusta Consorti che «alla luce delle gravissime denunce contenute nella lettera che il prof D’Antuono ha inviato a tutti noi» ha chiesto formalmente con una lettera al rettore «di inserire la discussione del suo contenuto in un punto all’ordine del giorno nel prossimo senato accademico poiché le accuse mosse dal collega D’Antuono sono di una tale gravità che arrecano un danno alla immagine della D’Annunzio di inestimabile proporzione». «Non possiamo consentire», conclude Consorti, «che pochi “disonesti”, se ci sono, abbiano destinato tali fondi a “svaghi pazzeschi”».

Una richiesta che mira a puntualizzare e a mettere fine a una guerra di fango nata, secondo la docente, dalla difficoltà tutta italiana «a schiodarsi dalla poltrona e a mettersi a disposizione dei giovani». Quanto, in ogni caso, va avanti la docente, «nella pubblica amministrazione e ancor più nell’università, che sono luoghi di formazione per eccellenza, si deve far riferimento a un codice di comportamento che impone un obbligo di vigilanza e di denuncia nel caso in cui ci siano degli atti anche solo illeggittimi. Specularmente, questo codice impone l’obbligo di riservatezza a tutela della reputazione dell’istituzione. D’altronde», conclude, «al di là del codice etico, non si può derogare a norme elementari di stile e di convivenza civile». Stile e convivenza civile che sembrano davvero vacillare dopo l’ultimo carteggio. Innescato, questo sì, dal professor Bontempelli che nella lettera di presentazione della sua candidatura, tra i dodici punti del suo programma elettorale scrive: «Con me non troveranno spazio atteggiamenti oppressivi, costrittivi e sessisti». Affermazioni che il rettore Di Ilio commenta così: «Non so a che cosa si riferisca, bisogna chiederlo a lui. Io ho interpretato questa lettera come una normale forma di dialettica nell’ambito di una votazione. Un programma rivolto all’elettorato che probabilmente gli ha dato ragione, anche se di fatto D’Antuono, che non si era neanche candidato, ha preso dei voti. Ma a noi adesso sta a cuore capire che cosa ci sia dietro quello sfogo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA