«Uomo dalle mille idee e pronto allo scherzo»

GESSOPALENA. Perano, Archi e Gessopalena, sono tre le comunità che piangono la morte di Antonino De Gregorio, ucciso da un colpo di fucile esploso durante una battuta al cinghiale. L’incidente è...
GESSOPALENA. Perano, Archi e Gessopalena, sono tre le comunità che piangono la morte di Antonino De Gregorio, ucciso da un colpo di fucile esploso durante una battuta al cinghiale. L’incidente è accaduto in contrada Coccioli, di Gessopalena, comune nel quale 72 anni fa il De Gregorio era nato.
Un tipo eclettico, estroverso, pieno di idee e iniziative, cercatore di funghi e cavatore di tartufi, con la passione della caccia. Viveva a Piane d’Archi De Gregorio ed era molto conosciuto perché gestiva in contrada Quadroni di Perano, un negozio di biancheria, coperte, e generi vari.
«Quando ci incontravamo o quelle volte che veniva in Comune», dice il sindaco di Perano Gianni Bellisario, «aveva sempre tante idee, pronto a proporre iniziative, era molto conosciuto da noi per la sua attività, disponibile alla battuta, al caffè da offrire, al racconto delle avventure nei boschi in cerca di funghi o tartufi. Per quanto mi riguarda posso dire che era amico di tutti».
«Ci stringiamo al dolore che ha colpito la famiglia di Antonino De Gregorio, sono notizie che non vorremmo mai sentire», commenta Mario Troilo, primo cittadino di Archi. Nessun commento invece da Gessopalena, dove De Gregorio era nato.
L’abitazione paterna non è lontana dal posto dell’incidente, tra Gessopalena e Roccascalegna: contrada Coccioli si trova su un alto crinale intersecato da due torrenti, il vallone Dentro, a nord-ovest, e il rio Secco, a sud-est. Luoghi di querceti di roverella, carpini, campagne incolte, luoghi appetiti anche ai cercatori di funghi e tartufi.
Non è infrequente che nella zona si sentano spari dei cacciatori. La battuta al cinghiale deve iniziare alle 9 e la squadra, per legge, deve avere non meno di sette persone. Bisogna “tabellare” la zona con i cartelli “battuta di caccia al cinghiale”, accertarsi che non siano in atto raccolte di frutti o lavori nei campi. La squadra si dispone in “poste” e ogni posta si deve mettere in sicurezza, cioè deve avere la certezza del luogo “fermapalla”. Il “canaio” individua la rimessa dei cinghiali, quando i cani individuano i cinghiali il caposquadra dà l'ordine di caricare i fucili, solo allora è possibile sparare. Modalità queste che, per quanto riguarda l'incidente di ieri mattina, sono al vaglio, insieme alle altre, delle forze dell’ordine.
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