Usura a un imprenditore, due arresti

Alla vittima, di Scafa, erano stati portati via anche l’auto e il televisore a garanzia del debito (lievitato da 4 a 16mila euro)
SCAFA. Il prestito dei 4mila euro necessari per pagare le spese pendenti del suo locale è lievitato a 16mila euro, a causa degli interessi di mora che dai 1.500 iniziali sono diventati 12mila in pochi mesi.
È così che, per una cifra tutto sommato minima ma che nessun organo riconosciuto gli aveva voluto accordare, un piccolo imprenditore di Scafa si è ritrovato ostaggio dei due apparenti benefattori. Che nell’attesa di veder rientrare i soldi, a garanzia del debito gli hanno portato via l’automobile di famiglia e il televisore. A raccontare la vicenda iniziata nella primavera scorsa sono stati, ieri mattina, gli stessi carabinieri che hanno messo fine a quell’incubo arrestando per usura in concorso i due presunti responsabili: Roberto Cirelli, 24 anni di Pescara, e Andrea Nubile, 26 anni di Scafa. Entrambi incensurati e per questo agli arresti in casa, come disposto dal gip Antonella Di Carlo su richiesta del pm Silvia Santoro.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Popoli diretti dal tenente Tonino Marinucci tutto sarebbe iniziato dalle difficoltà economiche del piccolo imprenditore avvicinato dal conoscente che gli ha proposto l’aiuto di un suo amico.
«Il conoscente è Andrea Nubile», hanno riferito in conferenza stampa il tenente Marinucci con il tenente colonnello Gaetano La Rocca, comandante del Reparto operativo. Secondo l’accusa, Nubile avrebbe agito da intermediario con Cirelli prendendo in cambio 500 euro scalati dal prestito iniziale. «Cirelli», hanno puntualizzato gli investigatori, «è colui che ha materialmente elargito il prestito. Quattromila euro iniziali da restituire entro due mesi, con interessi di 1.500 euro, pari a circa il 22 per cento». Ma scaduti i due mesi il commerciante non ce l’ha fatta a pagare e allora è partito il moltiplicatore, con gli interessi di mora lievitati a 12mila. Mesi duri per il piccolo imprenditore, messo già a dura prova dalla crisi economica. Ma non si sa come, e i carabiniri lo stanno verificando, settemila euro riesce a restituirli. Ma non bastano. Non bastano mai, non bastano più, perché il conto è salito a 16mila euro complessivi. Iniziano le telefonate minatorie, le intimidazioni e a un certo punto, a garanzia del debito, gli prendono pure la Lancia Musa di famiglia. Ma è l’errore, il primo errore dei due presunti usurai. I carabinieri della compagnia di Popoli, con quelli della stazione di Scafa diretti dall’appuntato scelto Alessandro Olivieri in quel periodo stanno monitorando le aziende in crisi del territorio. Sono indagini che si basano sull’osservazione e su contatti diretti con chi vive la zona. È da questo tipo di lavoro che i militari vengono a sapere che il commerciante non si trova in buone acque. E quando, da un giorno all’altro, viene visto girare a piedi, senza più l’auto di famiglia, scatta il primo campanello. I carabinieri iniziano a stargli dietro, a sua insaputa gli mettono il telefono sotto controllo e scoprono l’incubo in cui era finito. Dall’inizio dello scorso inverno, ascoltano le telefonate che gli fa Nubile pressandolo sulla restituzione dei soldi, ascoltano le sue risposte disperate. E alla fine, è storia di ieri mattina, dopo aver ricostruito tutta la vicenda, gli stessi militari vanno ad arrestare i due presunti responsabili su ordine di custodia cautelare del gip.
Una vicenda dolorosa che potrebbe nasconderne altre, nella stessa zona, dove i carabinieri continuano a lavorare nella stessa direzione. Ma intanto, è il tenente colonnello La Rocca a dire: «Denunciare queste situazioni è importantissimo per due motivi: da una parte ci mette in condizione di intervenire in maniera più tempestiva, ma dall’altra consente a chi denuncia la possibilità di accedere ai fondi antiusura».
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