Usura, ogni mese 20 disperati a rischio
Lo sportello Adiconsum delinea la gravità di un fenomeno acuito dalla crisi. Ecco come è possibile evitare lo strozzinaggio
di Flavia Buccilli
PESCARA
Ogni mese almeno venti persone con la disperazione nel cuore salgono le scale del palazzo che si trova al civico 50 di corso Vittorio Emanuele. Lì chiedono aiuto allo sportello regionale Adiconsum perché sono piene di debiti e sperano di accedere al Fondo di prevenzione usura, che aiuta le famiglie in difficoltà assicurando un prestito.
Il Fondo è una delle poche chance di salvezza, perché l'alternativa sono gli strozzini, che pretendono interessi elevatissimi, come accaduto a un piccolo imprenditore pescarese che poi ha denunciato il suo usuraio, arrestato due giorni fa dai carabinieri. «La nostra attività, spiega Alberto Corraro dell'Adiconsum, si rivolge a famiglie, lavoratori, pensionati in difficoltà che non hanno fatto ricorso agli usurai, mentre per le imprese ci sono i Confidi. Se poi si tratta di un operatore finito nelle mani di un usuraio e c'è una denuncia, la competenza è della prefettura e il fondo è un altro».
Il problema dei debiti insoluti è sempre più avvertito, dice Corraro. «Con la crisi c'è stato un peggioramento. Molti hanno perso il lavoro, c'è chi si indebita per comprare la casa, la macchina, perché spende soldi in una ristrutturazione o per qualsiasi altro acquisto e poi si trova a non poter rimborsare il prestito. Aumentano gli sfratti per morosità e poi ci sono i separati: sono loro i nuovi poveri, che tornano dai genitori e lasciano la casa a moglie e figli. Almeno venti persone al mese ci parlano di queste situazioni ma coloro che accedono al Fondo di prevenzione usura non sono molti perché non hanno la capacità di rimborsare il prestito, che può arrivare a 25mila 800 euro. Il Fondo è come una fisarmonica: se non ci sono i rimborsi si esaurisce, per cui man mano che si svuota va riempito, e dal 1998 a oggi, in Abruzzo, abbiamo utilizzato 837mila 486 euro, finiti quasi tutti su Pescara. È questa la zona più colpita, quella costiera, dove sono per lo più i rom a occuparsi di strozzinaggio».
Le storie che vengono raccontate in queste stanze sono drammatiche. «Arrivano da noi con la depressione addosso, vedono tutto nero, perché l'indebitamento è un peso molto forte. Si può reagire in due modi: o si lasciano andare e assumono una posizione passiva e negativa, oppure tengono una fiammella accesa, che noi alimentiamo restituendo una speranza. Non riusciamo ad aiutarli tutti, perché molti hanno una specie di frana addosso e non si salvano. Nell'80 per cento dei casi non abbiamo la possibilità di intervenire perché i debiti sono troppo elevati o il reddito troppo basso e queste persone non le vediamo più. Mi chiedo: che fine fanno?».
Si è conclusa bene, invece, la pratica di un uomo separato che si è ammalato di Sla e ha dovuto lasciare il lavoro, «mandando in corto circuito il bilancio familiare».
Con la pensione di 781 euro (di cui 200 da versare per il mantenimento del figlio) non riusciva a pagare le rate alla finanziaria (per l'acquisto di auto e mobili). «Abbiamo avviato una trattativa serrata con la finanziaria, il debito di 15mila euro è sceso a 5mila ed è stato estinto con il Fondo, a cui questo cittadino ha avuto accesso. Ora sarà lui a rimborsare la somma al ministero in 5 anni, in 60 rate».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

