Valentinetti: non abusate del potere

14 Dicembre 2015

In diecimila alla processione con l’arcivescovo e all’apertura della porta santa a San Cetteo. E in tanti restano fuori

PESCARA. Esserci. È stato questo l’impartivo, ieri pomeriggio, per oltre diecimila persone che hanno voluto partecipare all’apertura della porta santa nella cattedrale di San Cetteo. E, per esserci, i fedeli hanno sfruttato ogni angolo a disposizione della chiesa, seduti o in piedi, perfino infilandosi nei confessionali, e molti hanno ascoltato l’intera cerimonia restando fuori, all’aperto, al freddo, ascoltando la santa messa attraverso gli altoparlanti e arrampicandosi sul muretto della recinzione per assistere al momento in cui monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara Penne, ha schiuso le ante della porta santa, quella laterale che dà su via dei Bastioni, addobbata a festa per l’occasione.

Un fiume di persone ha partecipato anche alla processione che ha preceduto questo momento: il corteo, partito dalla parrocchia dello Spirito Santo, ha attraversato via L’Aquila, corso Vittorio e piazza Unione per poi imboccare via dei Bastioni, creando un unico lungo serpentone umano. La speranza era di trovare un posto a disposizione in cattedrale ma banchi e navate erano già pieni e solo una parte di chi puntava ad entrare è riuscita a farsi spazio per ascoltare la cerimonia, mentre in molti non ce l’hanno fatta e hanno atteso in strada il termine della messa per attraversare la porta. Per dare la comunione a tutti alcuni dei sacerdoti che hanno affiancato Valentinetti durante la celebrazione hanno raggiunto l’esterno della cattedrale, con l’ausilio del personale della Protezione civile che ha creato una specie di cordone anche per agevolare il momento dell’entrata e dell’uscita.

Proprio da una riflessione sulla porta santa, che è stata il fulcro del pomeriggio di ieri, ha preso il via l’omelia dell’arcivescovo. «Per dare una risposta all’indulgenza bisogna varcare la porta santa, confessarsi entro 8 giorni, prendere l’Eucarestia, pregare per il Papa e recitare il Credo. Ma basta così?», ha chiesto ai fedeli ricordando l’appello lanciato dal Papa alla «conversione» e concentrandosi sul Vangelo di Luca. «Pensiamo di essere santi, ma santi non siamo. E la conversione non è solo quella di fede, ma anche quella che deve avvenire nella vita, dando a chi non ha, con spirito di condivisione e amore per i fratelli, specie quelli più bisognosi».

Da Valentinetti sono partite indicazioni precise a chi vuole davvero vivere l’anno santo senza limitarsi a lucrare l’indulgenza plenaria. «Dobbiamo essere donatori di misericordia, tenerezza e compassione con coloro che vivono un’esistenza difficile, e sono tanti». Poi un messaggio a «chi amministra il denaro pubblico» affinché «lo usi per la comunità, non per altri scopi, stando attenti a ciò che si fa. Non possiamo sopportare che ci sia disonestà e anche su questo dobbiamo convertirci». Valentinetti si è soffermato pure sul potere, che non è solo quello di chi sta al vertice. «Ognuno», ha fatto notare, «si ricava una fetta di potere sulla famiglia, sul vicinato, sul condominio, a lavoro e anche sulla parrocchia. Non approfittate del vostro essere superiori, accontentatevi di quello che avete e di essere a servizio», ha chiesto. Ipotizzando dubbi e interrogativi di chi lo ascoltava ha spiegato come trovare la forza per fare tutto questo. «La forza arriva dal battesimo e dobbiamo chiedere la forza dello Spirito Santo per la nostra vita e le nostre comunità».

Quindi l’esortazione a «fare una scelta forte, in questo anno santo», riflettendo «se vogliamo essere paglia o grano, ed essere messi nel granaio del paradiso o bruciati con un fuoco inestinguibile». Infine il ricordo delle altre due porte sante, in provincia, aperte tra sabato e ieri mattina: quella della Cittadella dell’accoglienza, in via Alento, che ospita poveri, senzatetto e migranti, e il santuario del Beato Nunzio Sulprizio, a Pescosansonesco, dove «tutti sono invitati a fare un pellegrinaggio e a pregare perché presto possiamo vedere canonizzato il Beato Nunzio».

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