Valle Cupa, danni risarciti Due milioni dopo 10 anni

31 Gennaio 2015

Montesilvano, chiusa la causa sulla frana: l’assicurazione dell’Aca paga le famiglie Accordo raggiunto dopo due perizie favorevoli ai residenti: tutta colpa dei tubi rotti

MONTESILVANO. Dieci anni. Era il 27 febbraio 2005 quando i residenti del borgo di Valle Cupa, sulla collina di Montesilvano che guarda verso Spoltore, sono stati costretti ad abbandonare le loro case: impossibile restare in quelle case deformate e solcate dalle crepe a causa di una frana. A distanza di 10 anni, con le case ancora distrutte e Valle Cupa ridotto a un borgo fantasma, una decina di residenti ha ottenuto un risarcimento danni. La causa dei residenti contro l’Aca e il Comune, davanti al tribunale delle acque pubbliche di Roma, non avrà una sentenza: dopo due consulenze tecniche che hanno attestato un nesso di causa effetto tra i tubi rotti con la collina inondata silenziosamente di circa 100 milioni di litri d’acqua in tre anni, dal 2002 fino al 2005, la compagnia assicurativa dell’Aca, la Allianz, ha deciso di trovare un accordo con i residenti che avevano chiesto più di 3 milioni di euro di danni. Alla fine, la transazione si è chiusa con una cifra che resta riservata ma che si aggira tra un milione e mezzo e i 2 milioni di euro. «I residenti», osserva l’avvocato difensore Massimo Santarelli, «sono soddisfatti perché dopo 10 anni hanno ottenuto un indenizzo dovuto. Il giudizio, a partire dalle consulenze tecniche, ha stabilito che la frana è un fatto antropico causato dalla condotta omissiva dell’Aca». Ma l’anche l’Aca ne esce soddisfatta: «Il risarcimento sarà pagato dall'assicurazione. Quindi, il giudizio si chiuderà a costo zero per l’Aca», dice l’avvocato Sergio Della Rocca. Anche se, in base agli atti processuali, la Allianz si è riservata la possibilità di agire contro l’Aca.

La frana di Valle Cupa e la porta che la Allianz si è lasciata aperta ruotano intorno alla stessa ipotesi: manutenzione mancata. Esaminando i tubi dell’acqua arrugginiti – 180 metri sostituiti dall’Aca con un giorno e mezzo di lavori un mese dopo la frana – il primo consulente nominato dal tribunale, Maurizio Sabatini di Roma ha scoperto una miriade di buchi. Da questi fori di 3/5 millimetri sarebbero usciti 100 milioni di litri. Una massa d’acqua incredibile – due volte lo stadio Adriatico di Pescara – che ha trasformato la collina in una spugna troppo imbevuta complice, così ha detto il consulente, l’«assenza delle generiche e specifiche norme di diligenza da prestare nell’attività di manutenzione nonché l’osservanza dell’obbligo di controllo continuo delle tubature nella fase di esercizio». Un nesso di causa-effetto tra i tubi dell’acqua rotti e la frana, accertato anche dal secondo consulente del tribunale, Emanuele Ciampi di Roma.

Nonostante la liquidazione, risalente alla fine del 2014, il borgo di Valle Cupa resta ancora un deserto con le case che mostrano ancora le stesse ferite del 2005: a causa della frana, il Comune ha inserito Valle Cupa tra le zone rosse con il divieto di costruire. Ma se la frana è legata ai tubi dell’acqua rotti, allora, per i residenti, il vincolo non può restare. Si apre, quindi, una seconda fase per ottenere i permessi per i lavori.

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