Vasto, agguato all'uscita del bar: giovane ucciso con quattro colpi di pistola

L'esecuzione nel pomeriggio in viale Perth: il 22enne era arrivato in bici ed è stato freddato nelle vicinanze di un bar. Due ore dopo la pistola è stata trovata dai carabinieri al cimitero, sulla tomba di Roberta Smargiassi. A lasciarla Fabio Di Lello, il vedovo della donna investita e uccisa l'estate scorsa da Italo D'Elisa. Il procuratore Di Florio: «È una tragedia nella tragedia»
VASTO. Un'esecuzione in piena regola: così si può descrivere l'omicidio per vendetta di Italo D'Elisa, 22 anni di Vasto (Chieti) che oggi è stato ucciso in viale Perth, a Vasto, con quattro colpi di pistola. D'Elisa conosceva bene il suo carnefice: il marito della donna che aveva investito e ucciso con la sua auto l'estate scorsa. L'agguato è scattato intorno alle 15,30 dopo che D'Elisa, in bicicletta, aveva raggiunto un bar della zona. La condanna a morte è stata eseguita all'uscita di un bar, sul marciapiede di viale Perth. Per D'Elisa non c'è stato scampo: i quattro colpi sparati a distanza ravvicinata lo hanno ferito mortalmente. I carabinieri della locale compagnia e gli agenti del commissariato hanno subito raccolto le prime testimonianze e si sono messi alla ricerca dell'omicida con posti di blocco e perquisizioni domiciliari.
Alle 17,35 al cimitero di Vasto, sulla tomba di Roberta Smargiassi, i carabinieri hanno trovato la pistola usata per uccidere il ventiduenne. Il 1° luglio scorso Roberta Smargiassi, 34 anni di Vasto, morì dopo essere stata investita dall'auto di Italo D'Elisa che non si fermò al segnale rosso di corso Mazzini, e prese in pieno lo scooter Yamaha Sh650 guidato dalla donna. La donna morì sul colpo e per gli strani giri della giustizia D'Elisa non venne neanche imputato per omicidio stradale. Pochi mesi prima la donna si era sposata con un calciatore del San Salvo, Fabio Di Lello, appunto, che non avrebbe retto al dolore della scomparsa della sua donna. Oggi quindi la decisione di ammazzare l'investitore. In serata poi Di Lello si è costituito ai carabinieri. Prima di consegnarsi alle forze dell'ordine avrebbe chiamato un amico dicendogli che aveva ucciso l'assassino di sua moglie, annunciandogli che si stava recando al cimitero per salutare la sua Roberta. Avrebbe chiamato il suo avvocato, Giovanni Cerella, indicandogli dove si trovava in quel momento. I primi a giungere sulla tomba di Roberta Smargiassi sono stati i carabinieri della locale compagnia che hanno rinvenuto però solo l'arma custodita in una busta di plastica trasparente. Intanto la scientifica sta procedendo con i rilievi e in via Perth è giunto anche il procuratore capo della Repubblica Giampiero Di Florio.
«È una tragedia nella tragedia, questo è lo sconforto». Dice poche parole sull' uccisione di Italo d'Elisa, ucciso a colpi di pistola davanti all'ingresso del Drink Water Caffè a Vasto, il procuratore capo della Repubblica Di Florio. Da poco è stata rimossa la salma del 21enne trasferita all'obitorio dell'ospedale San Pio da Pietrelcina.
Fabio Di Lello era stata una giovane promessa del calcio locale giocando a pallone, sua grande passione, in diverse formazioni regionali. Il 34enne aveva giocato con la Vastese, dove aveva debuttato in serie D e poi San Salvo, Virtus Cupello, Casoli, San Salvo e Vasto Marina. E continuava a giocare con gli amici a calcetto quando aveva del tempo libero. Lavorava con i genitori nella panetteria di via Roma a Vasto non riducendo i suoi doveri anche dopo il terribile schianto che lo scorso primo luglio gli portò via sua moglie nel cuore della notte. E proprio davanti al locale è collocato lo striscione «Giustizia per Roberta», quasi a non voler dimenticare quello che ora era il suo primo impegno. Il 30 dicembre scorso per chiedere "Giustizia per Roberta", la giovane morta in un incidente stradale a Vasto, i familiari e il marito Fabio Di Lello avevano organizzato un "memorial natalizio di calciotto" al centro sportivo San Gabriele di Vasto. Al "memorial" avevano partecipato quattro squadre, tra cui una formata dagli amici di Roberta e Fabio. Sulla locandina che annunciava il torneo c'era la foto di Roberta Smargiassi sorridente e sempre la scritta "Giustizia per Roberta". Su facebook aveva lasciato scritto il suo disperato grido di dolore: «La mia Roberta mi è stata rubata, rubata ai propri sogni, ai progetti di vita, rubata al suo desiderio di essere madre, rubata al mio amore, agli amici, al suo amore per la vita, al suo sorriso, ai suoi genitori a tutti noi». E una foto, nel suo profilo, simbolica, tratta dal film "Il gladiatore", la scena quella in cui Massimo Decimo Meridio torna dalla guerra e scopre la sua famiglia massacrata per vendetta. Appuntamento fisso con il Nicolino Smargiassi, papà di Roberta, al cimitero. Da tempo, però, sembra che andasse dicendo proprio al suocero che a «quello» gliel'avrebbe fatta pagare.



