Veleni e crisi, Bussi si spopola

5 Gennaio 2016

Chiudono le fabbriche e i centri della Val Pescara perdono abitanti

BUSSI. Perdere più del 12% della popolazione, in appena 10 anni, è preoccupante. È quanto accaduto nella Val Pescara, a Popoli e a Bussi sul Tirino. Una tendenza che si spiega con la perdita dei posti di lavoro avvenuta anno dopo anno a causa della chiusura delle fabbriche.

Diminuzioni meno accentuate si registrano anche negli centri lungo il fiume Pescara: solo qualche centinaia a Tocco da Casauria; stabilità per Torre de’ Passeri; tra 200 e 300 in meno, a Scafa e Alanno, altri due poli occupazionali importanti della media Val Pescara.

A Popoli la discesa è iniziata con la chiusura dell’Heineken ed è proseguita, seppur con fasi alterne, con la progressiva riduzione dei servizi ospedalieri. Infatti, Popoli vive da sempre come polo sanitario di riferimento.

Bussi sul Tirino, centro industriale della chimica per eccellenza, deve fare i conti con la crisi e non solo a causa dell’ex discarica ancora in cerca della bonifica. Una fabbrica, quella della chimica, nata nel 1900 e che ha fatto la storia del lavoro a Bussi, della crescita culturale e sociale del territorio. Bussi è stato il riferimento occupazionale dell’intero comprensorio della Val Pescara. Ma, una a una, le aziende che assorbivano centinaia di lavoratori sono state smembrate. Il risultato è che Bussi ha perso circa 400 residenti in 10 anni.

Anche a Scafa e Alanno è il lavoro che manca a far abbassare i residenti: il picco della discesa occupazionale si è verificato negli ultimi anni con la chiusura della Italcementi e della Kimberly Clark. Industrie che hanno fatto perdere, non solo le proprie maestranze, ma anche quelle dell’indotto lavorativo al quale i due opifici erano legati.

Walter Teti

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