Vende il figlio di sei anni al pedofilo

22 Marzo 2016

Arrestati il padre del bambino e l’anziano che ne avrebbe abusato in un appartamento di piazza Duca degli Abruzzi

PESCARA. Il papà lo portava a casa di Antonio, 88 anni. E Antonio, che gli aveva regalato anche una torcetta, lo portava nella sua camera da letto piena di peluche dove lo abbracciava e si faceva abbracciare mentre il papà e la sorellina restavano in un’altra stanza. Nella camera da letto Antonio, racconta il bambino di sei anni alla psicologa infantile nominata dalla Procura, lo accarezzava in tutto il corpo, dalla testa ai piedi tranne “culetto” e “pisellino”, nega in continuazione il bambino, compatibilmente con il conflitto che, secondo la specialista, sta vivendo il piccolo.

È un racconto pieno di imbarazzi e “non ricordo” quello che il bambino a gennaio di quest’anno fa nel corso dell’audizione protetta disposta dalla Procura, dopo gli elementi terrificanti raccolti dagli investigatori della Mobile che sulla base di una segnalazione tornano a mettere gli occhi addosso ad Antonio Cocchiaro, pescarese di 88 anni condannato già due volte con sentenze passate in giudicato per violenza sessuale nei confronti di minori e con un cumulo di 14 anni che sta scontando ai domiciliari. Solo che questa volta (i fatti si riferiscono allo scorso dicembre) i poliziotti della Mobile diretti da Pierfrancesco Muriana scoprono qualcosa anche di peggio, rispetto al passato. E cioè che il complice di Cocchiaro è il papà del bambino che gli avrebbe messo a disposizione il figlio in cambio di piccoli aiuti economici come raccontano le intercettazioni telefoniche in cui i due contrattano cifre che oscillano tra i 30 e i 50 euro e tra i 50 e i 100 euro.

Ma non solo. I poliziotti scoprono anche che lo stesso papà, un giovane di 25 anni della ex Jugoslavia residente a Pescara, era stato anche lui vittima di Cocchiaro all’età di 14 anni. Vittima di abusi e, comne gli altri ragazzini, sempre in cambio di regali e piccole somme.

Un quadro da brividi che gli investigatori, dopo la segnalazione di chi gli va a raccontare che Cocchiaro ha ripreso a fare «le zozzerie» nella sua casa di piazza Duca, ricostruiscono nel dettaglio e, soprattutto, in tutta fretta quando accertano che, effettivamente, l’abitazione dove Cocchiaro da maggio del 2014 sta scontando i domiciliari, è frequentata da bambini. E dopo appostamenti, intercettazioni e testimonianze, anche della mamma del bambino, e dell’audizione protetta del piccolo, si arriva alle conclusioni avvalorate dal giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo che dispone la custodia cautelare in carcere per Antonio Cocchiaro e per il padre del bambino. Quest’ultimo risponde in concorso dello stesso reato di Cocchiaro, violenza aggravata continuata in danno di un bambino, «non avendo impedito gli atti sessuali di Cocchiaro sul figlio piccolo a lui affidato, e di cui doveva avere cura, ma anzi», secondo il gip, «favorendoli».

Secondo quanto riferito dalla madre del piccolo, la coppia si era separata, concordando che il padre incontrasse i figli di 6 e 4 anni una o due volte alla settimana per alcune ore. È dai bambini che la donna viene a sapere che l’ex compagno era andato ad abitare con Cocchiaro dove, a detta dei figli, ci portava anche loro. La donna non sa dei trascorsi di Cocchiaro e quando ne viene a conoscenza, chiedendo spiegazioni all’ex compagno si sente dire che è una frequentazione «per necessità, per convenienza», e rassicurata che i bambini non vengono mai lasciati soli con Antonio. Al contrario, il piccolo, assistito da una psicologa infantile nominata dal pm racconta di carezze per tutto il corpo e baci mentre il padre e la sorellina erano in un’altra stanza. «Carezze lungo tutto il corpo» che secondo la specialista «rappresentano già di per sè un dato incontrovertibile di carezze che andavano oltre un semplice abbraccio, quando spontaneamente aveva già ammesso le carezze al pancino mentre il padre stava in un’altra stanza».

E poi c’è il disegno che il consulente fa fare al piccolo, e che metterebbe in luce «una condizione psichica di forte inibizione emotiva e timidezza, difficoltà ad esternare le proprie emozioni in senso generale e una cattiva rappresentazioni dello schema corporeo nonostante l’età cronologica». Ma di parti del corpo umano, al bambino e alla sorellina più piccola, gli aveva già parlato Antonio. Lo racconta al telefono il giovane papà alla sorella di Cocchiaro, senza sapere, però, di essere intercettato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA