Verì e la fase 2: «Tamponi a chi deve tornare al lavoro»

L’assessore alla Sanità: «Estenderemo i test anche nei comuni più colpiti dal Covid»
PESCARA . «La maggiore capacità di effettuare tamponi ci permetterà di ampliare la platea degli aventi diritto. La nostra volontà è di estendere i tamponi al personale sanitario e a chi dovrà tornare a lavorare e di fare più test nei comuni più colpiti dal coronavirus». L’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì anticipa la fase 2 dove ripartenza e monitoraggio andranno di pari passo. L’Abruzzo inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Secondo l’infettivologo Giustino Parruti, l’R con zero, il parametro che indica in media quante persone può contagiare un singolo malato, sul territorio è pari a zero e i casi di positività sono circoscritti. Anche i dati di ieri fanno ben sperare, con soli 25 casi positivi su 823 tamponi, e il numero dei guariti continua ad aumentare (+54 rispetto a lunedì).
Assessore Verì, possiamo dire che il peggio è alle spalle?
«Sì, possiamo affermare questo. Ma non significa che in questa fase dobbiamo allentare le misure di sicurezza. Bisogna continuare a rispettare le distanze sociali e a usare i dispositivi individuali di protezione. Non dobbiamo abbassare la guardia perché potrebbe bastare davvero poco per riaccendere i focolai. Va posta particolare attenzione, così come stiamo facendo, sulle aree più fragili che sono le case di riposo e le Rsa».
Come vi regolerete con i tamponi nella fase 2?
«La mia volontà è quella di avere un monitoraggio maggiore sulla popolazione e, soprattutto, sugli operatori del sanitario. Bisogna fare più tamponi definendo una scala di priorità».
Quale potrebbe essere questa scala di priorità?
«Bisogna partire innanzitutto dalle zone rosse, facendo più tamponi nei comuni più colpiti dove ci sono stati i maggiori focolai e dove ancora oggi ci sono positivi. Poi bisogna fare incontri dal punto di vista sanitario con le aziende e con le varie associazioni di categoria, come ad esempio Confartigianato e Confindustria, per far sì che i lavoratori possano essere sottoposti ai test. Ci impegneremo su questo insieme al comitato tecnico scientifico affinché le persone possano tornare a lavorare in condizioni di sicurezza e non con la paura. In questa fase è fondamentale, inoltre, tenere sotto controllo anche quelle persone che, dopo aver contratto il virus, sono risultate negative ma potrebbero tornare positive. L’attenzione, dunque, deve restare alta».
In alcuni casi, la risposta ai tamponi è arrivata in tempi piuttosto lunghi. Perché?
«Tutti i tamponi eseguiti su pazienti in condizioni cliniche serie sono stati processati in tempi rapidissimi. Ci sono stati invece ritardi, soprattutto in provincia di Chieti, legati a un’errata applicazione del codice di priorità su alcuni campioni inviati ai laboratori, che si sono visti recapitare centinaia di test con codice rosso che invece, secondo le linee guida nazionali, potevano essere processati non subito. Questo ha portato a un ingolfamento dei laboratori e ad attese ma il problema è stato superato e l’arretrato è stato interamente smaltito».
Secondo alcuni esperti, in autunno potrebbe esserci una nuova ondata dell’epidemia. L’Abruzzo sarebbe pronto a fronteggiare una nuova emergenza?
«Gli ospedali Covid che abbiamo allestito, e quello di Pescara dove i lavori stanno procedendo secondo i tempi previsti, serviranno proprio a questo. Strutture differenziate e con percorsi separati permetteranno da una parte di curare i pazienti solo Covid e dall’altra di riprendere l’ordinaria attività sanitaria a livello di interventi chirurgici e di visite per i pazienti che hanno altre patologie. Questa è un’emergenza nuova per tutti noi, ma l’Abruzzo ha risposto in maniera efficace».
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