Via Gran Sasso, a rischio anche la casa dell’inclusione

9 Agosto 2018

PESCARA. Il centro di ascolto della Caritas diocesana di Pescara-Penne conta qualcosa come 2.200 accessi all’anno tra uomini, donne, giovani e anziani con problemi economici e sociali. La costruzione...

PESCARA. Il centro di ascolto della Caritas diocesana di Pescara-Penne conta qualcosa come 2.200 accessi all’anno tra uomini, donne, giovani e anziani con problemi economici e sociali. La costruzione di una vera e propria casa dell’inclusione sociale, in via Gran Sasso, nei locali dell’ex dormitorio comunale, era stata progettata in sinergia tra Caritas e fondazione Papa Paolo VI come risposta concreta ai bisogni assistenziali di un territorio estremamente eterogeneo. Allo stesso principio rispondono gli altri due progetti redatti in collaborazione tra Fondazione Caritas e Paolo VI, inseriti nel bando per la riqualificazione delle periferie sospeso con l’emendamento al decreto “Milleproroghe”, ossia la realizzazione di una lavanderia sociale, sempre in via Gran Sasso, e l’apertura di un centro diurno per la presa in carico delle persone affette da demenza senile.
«Questi tre progetti», si rammarica Mauro Diodato, referente per i progetti della Fondazione Caritas e Paolo VI, «prevedono una collaborazione pubblico-privato con l’impiego del 50 per cento delle risorse messe a disposizione dallo Stato e l’altra metà da fondi nostri. La sinergia rientra nel servizio di pronto intervento sociale, in risposta alle emergenze territoriali. Avevamo inserito nel bando anche il riutilizzo e la valorizzazione di un immobile pubblico, l’ex dormitorio di via Gran Sasso, accanto al Matta, in un’area di importanza strategica per la collettività visto che si tratta della zona a ridosso della stazione ferroviaria dove storicamente c’è la più alta concentrazione di disagio».
«La casa dell’inclusione sociale», aggiunge Diodato, «nelle nostre intenzioni è fondamentale per l’accoglienza e la presa in carico delle fasce più deboli della popolazione, con problemi di povertà, mancanza di lavoro, dipendenze o problemi di salute. La lavanderia sociale, invece, è indirizzata ai senza fissa dimora, che così avrebbero la possibilità di lavarsi e cambiarsi gli abiti o la biancheria. Infine, il centro diurno per le demenze senili è stato localizzato tra piazza Garibaldi e il ponte D’Annunzio, quindi al servizio del quartiere Rancitelli». (y.g.)
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