Via libera alla rete degli ospedali: salgono a 8 quelli di primo livello

Sulmona appaiata a Vasto, Lanciano e Avezzano. Pescara e L’Aquila sfidano Chieti e Teramo
PESCARA. Sedici ospedaIi, otto dei quali di primo livello. E tra questi c’è il presidio di Sulmona. Ma non è l’unica promozione decisa ieri mattina a Roma dal cosiddetto “Tavolo Dm 70” del ministero della Salute che ha finalmente approvato il piano di reingegnerizzazione della rete ospedaliera abruzzese. Una mappa della sanità pubblica che la Regione attendeva da due lustri. La notizia è stata subito diffusa dall’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, che ha partecipato alla riunione insieme al direttore del Dipartimento Sanità e Welfare, Claudio D’Amario e al direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Pierluigi Cosenza.
La nuova programmazione regionale tiene conto dei «criteri di efficienza e di complementarietà di discipline in relazione ai bacini di utenza», e prevede la seguente classificazione dei presìdi: 4 ospedali (L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo) con funzioni hub, cioè di eccellenza, per le reti tempo dipendenti (rete stroke o più semplicemente ictus, politrauma/trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese); 4 ospedali di primo livello (Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto); 6 ospedali di base (Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero); e infine 2 presìdi di area disagiata, sedi di pronto soccorso (Castel di Sangro e Atessa).
CHE COSA CAMBIA
Tra le novità principali spiccano la riclassificazione del presidio di Sulmona come Dea di primo livello con il mantenimento del punto nascita, per il quale – spiegano dall’assessorato alla Sanità – sarà attivato un progetto sperimentale da sottoporre alla valutazione del Comitato Percorso nascita nazionale.
La seconda novità riguarda la classificazione delle strutture sanitarie di Ortona, Penne e Popoli in ospedali di base sede di pronto soccorso. La terza è il riconoscimento di Presìdi medici h24 per Tagliacozzo, Pescina e Guardiagrele, in cui sarà quindi possibile aprire specifici reparti specialistici direttamente collegati agli ospedali di primo livello hub rispettivamente di Avezzano, L’Aquila e Chieti.
Infine, c’è anche il riconoscimento al presidio di Atessa della funzione di ospedale di area disagiata. Ma la conferma ufficiale di questa nuova mappa della rete abruzzese degli ospedali ci sarà tra circa un mese con la pubblicazione, da parte del tavolo di monitoraggio, del verbale della riunione che si è svolta ieri mattina a Roma.
CHE COSA MANCA
Il Tavolo ha inoltre detto sì al cronoprogramma proposto dalla Regione per provvedere, entro 36 mesi, all’individuazione dei Dea di secondo livello. Ma in questo caso si riapre una vecchia partita perché all’Abruzzo spetterebbero due Dea di secondo livello (uno ogni 600mila abitanti) che assicurano, oltre alle azioni previste dal modello precedente, funzioni maggiormente legate all'emergenza. Ma sono in quattro a contendersi i due posti .
Tra Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo, chi sarà promosso e chi invece penalizzato? Per ora si può dire poco se non il fatto che il vecchio schema, che vedeva Chieti e Teramo appaiate come centri d’eccellenza per il cuore, mentre Pescara e L’Aquila per la traumatologia e l’ictus, è rimasto intatto.
I PROSSIMI PASSAGGI
Al via libera definitivo da parte del Ministero seguirà una delibera della giunta regionale. Ma non basta.
Il passaggio successivo, oltre che decisivo, sarà infatti l’approvazione della nuova rete ospedaliera regionale in Consiglio regionale. Un passaggio, quest’ultimo, che era anche diventato motivo di forte scontro con l’opposizione di centrosinistra che chiedeva di anteporre il voto in Consiglio di una legge regionale ad hoc con lo scopo di fare pressione sulla decisione del ministero della Salute. Ma l’amministrazione di centrodestra ha proseguito sulla propria strada, assicurandosi in prima battuta il lasciapassare da Roma e per avere la certezza dell’esito. Così è stato.
IL COMMENTO
«Sono stati mesi di confronto intenso e proficuo con le strutture ministeriali, durante i quali abbiamo difeso e motivato le scelte fatte», dichiara Nicoletta Verì, che aggiunge: «In un territorio come l’Abruzzo, che ha gli stessi residenti del comune di Milano, non si potevano applicare pedissequamente gli stessi parametri di una grande area metropolitana estesa qualche decina di chilometri quadrati, perché non sarebbe stato possibile garantire l’equità nell’accesso ai servizi per tutti i cittadini. E devo dire», conclude l’assessore regionale alla Sanità, non risparmiando una stoccata al centrosinistra, «che i componenti del Tavolo hanno compreso le ragioni alla base di questo piano, che supera sia le previsioni del decreto commissariale 79 del 2016, sia quelle della delibera 824 del 2018 (ex giunta D’Alfonso, ndr), quest’ultima mai assentita dallo stesso tavolo tecnico».
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