Via Roma, allarme dei negozianti «Risse, assembramenti e spaccio»

C’è esasperazione dopo l’ultima zuffa tra ragazzini venerdì scorso, con le spranghe e in pieno giorno «Siamo in balìa di minorenni che si sentono liberi di fare ciò che vogliono, servono controlli e sanzioni»
PESCARA. Erano sei o sette, tutti ragazzini, giovanissimi. Se le sono date di santa ragione, usando anche una spranga di ferro, e lo hanno fatto sotto gli occhi attoniti dei commercianti e dei clienti. È stato questa rissa a innescare la miccia delle polemiche tra gli esercenti di via Roma, stanchi di assistere al lento declino di una strada che è sempre stata tra le più ricercate, un emblema dello shopping. Ma la zuffa ha avuto lo stesso effetto della goccia che fa traboccare il vaso perché gli esercenti non ne possono più degli «assembramenti di ragazzini» che si creano davanti alla parte finale della strada, quella più vicina a via Nicola Fabrizi.
Venerdì erano le 18 quando un gruppetto di giovani, probabilmente sui 14 anni, si è ritrovato davanti al distributore di bevande (aperto 24 su 24), punto di incontro di ragazzini che non possono accedere ai bar, per via del Covid, e quindi stazionano in quello slargo.
Per motivi sconosciuti «hanno cominciato a picchiarsi», racconta chi ha assistito alla scena, e «sembrava che non la smettessero più. Poi si sono allontanati, chi scappava da una parte e chi da un’altra, sotto gli occhi preoccupati dei clienti, tutte persone assolutamente per bene». Per chi lavora in questa porzione di strada la presenza di tanti giovani assembrati non è affatto positiva, anche perché «è un richiamo per gli spacciatori» che si materializzano per piazzare la “merce”. Ma il problema non è solo questo, e comunque sarebbe già abbastanza. «La strada è sporca, per via di questi assembramenti, e c’è anche chi dà di stomaco in strada. Si crea confusione, specie nello spazio antistante il distributore di bevande, dove si infilano più persone», anche se è indicato chiaramente che l’ingresso è permesso a una persona per volta. «Ed è accaduto che qualcuno usasse quel corridoio, tra i distributori, per dormire a terra».
«L’ideale sarebbe predisporre lì davanti un controllo costante», magari un addetto alla sicurezza nelle ore di punta, dicono sempre i commercianti della zona. «I controlli sono indispensabili, non si può pensare di prendere di mira solo i negozi. La polizia municipale non può occuparsi unicamente delle multe. Anzi, qualche sanzione convincerebbe i ragazzini a stare lontani da qui», dicono altri commercianti che, in alcune occasioni, si sentono costretti a bloccare, cioè a chiudere, la porta di ingresso, per paura che accada il peggio.
«Se si vuole rilanciare il commercio non si può puntare sulle bevande erogate dai distributori e non possiamo accettare che una delle strade più “in” del centro sia oggi contrassegnata da scene di questo genere», e l’immagine che torna in mente è quella dei ragazzini che si picchiano proprio davanti a una vetrina, se non quella di giovani che si appartano in zona per fumare canne.
«Noi cerchiamo di sopravvivere, paghiamo anche migliaia di euro per lavorare (si pensi all’Inps) e intanto qui accade di tutto. Invito le istituzioni a fare un giro nell’area di risulta e di fronte alla stazione, per avere un’idea dello spaccio. E invece chi subisce i controlli? Noi. Ci sentiamo in balia del nulla, non avvertiamo la presenza istituzionale». I commercianti non sono gli unici ad essere turbati. Tra i residenti della zona che hanno assistito alla zuffa di venerdì c’è anche una donna, che si trovava in un negozio con il figlio piccolo. «Abbiamo visto un ragazzo che saltava addosso a un altro, davanti alla vetrina, anzi sulla vetrina, urlando. Abbiamo pensato e temuto che entrassero perché sembrava che avessero intenzioni bellicose. Mi sono preoccupata di tranquillizzare il bambino, ma anche il personale del negozio si è agitato, fuori c’erano dei clienti in fila. Non riuscivo a capacitarmi: tanta violenza di giorno, in pieno centro e in una strada tranquilla».
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