Violenta e minaccia la ex: pena dimezzata in Appello

PESCARA. Pena dimezzata in appello per un imprenditore agricolo di un paese del Pescarese protagonista di una vicenda fatta di minacce, lesioni, stalking e violenza sessuale nei confronti di quella...
PESCARA. Pena dimezzata in appello per un imprenditore agricolo di un paese del Pescarese protagonista di una vicenda fatta di minacce, lesioni, stalking e violenza sessuale nei confronti di quella che per anni era stata la sua compagna e dalla quale aveva avuto un figlio che, a poco più di 7 anni, sarebbe stato testimone dei violenti episodi finiti all’attenzione della magistratura di Pescara.
In primo grado il collegio di Pescara aveva condannato l'uomo a 4 anni e mezzo di reclusione (il pm Andrea Di Giovanni aveva chiesto 7 anni e mezzo di reclusione), oltre al risarcimento danni assegnato alla parte offesa (assistita dall'avvocato Giandomenico Croce), alla quale andò anche una provvisionale di 10 mila euro. Ma i giudici di secondo grado hanno ritenuto di applicare all’imputato l'attenuante della lieve entità dell'episodio di violenza sessuale, portando così la pena definitiva a 2 anni e tre mesi di reclusione (in appello l'imputato era difeso dall'avvocato Mario Marini). Una rideterminazione della pena che ha lasciato però intatti e provati i fatti così come vennero descritti nella sentenza di primo grado. Una storia, iniziata nel 2013 e conclusasi in piena pandemia nel 2020 (il figlio nasce nel 2013), condizionata forse anche dall’uso di sostanze stupefacenti da parte dell’uomo, ma che fece finire la parte offesa in un terribile tunnel di paura, anche e soprattutto per quanto poteva accadere al bambino. Nel capo di imputazione viene descritta la violenza sessuale subìta dalla donna quando già si era allontanata dal compagno, ma continuava a lavorare con lui nell’azienda agricola, per dare al figlio la possibilità di stare vicino al padre. Ma gli atteggiamenti dell’uomo peggioravano: con la gelosia (anche se lui aveva avviato un'altra relazione) aumentavano anche le minacce, persino con un coltello, contro la ex convivente sommersa da messaggi offensivi e minatori (in 5 mesi il perito della procura ne ha trovati più di 3.800, «alcuni molto significativi», a dire del consulente, «dal contenuto anche molto violento, verbalmente violento»). Quel 31 luglio 2020, i due stavano lavorando quando la donna si allontanò per accompagnare il figlio in bagno nell’abitazione adiacente. L'uomo la seguì e obbligò la donna ad avere un rapporto sessuale. «Pur se dissenziente», come si legge nell'imputazione, «la donna si vedeva inizialmente costretta a tranquillizzare il bambino (che, rimasto nel bagno e accortosi che qualcosa non andava, le chiedeva insistentemente se stava bene), per poi riuscire a reagire, dando un calcio al prevenuto». E poi altri episodi violenti emersi dalle dichiarazioni dei testimoni e che portarono il pm a chiedere il divieto di avvicinamento dell’uomo alla ex.
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