Vlad, Mik, Nikita e gli altri Dalla guerra alla speranza

Da Pescara e Montesilvano a Teramo e Alba: il calcio accoglie i bimbi ucraini
Un’ondata di solidarietà è partita dallo sport abruzzese, ed è inarrestabile. Le squadre di calcio di tutta la regione stanno aprendo le porte ai bimbi ucraini fuggiti dalla guerra e sono pronte a restituire loro un briciolo di normalità. Storie diverse, accomunate dallo stesso trauma che ha scosso la loro quotidianità: la sveglia improvvisa per le bombe dei russi e un lungo viaggio fino in Abruzzo senza i loro padri, costretti a restare in Ucraina a combattere. Le società di calcio abruzzesi sono schierate in prima linea per provare a lenire le ferite dei bambini e concedere loro attimi di necessaria spensieratezza. Il Delfino Curi Pescara ne ha già accolti cinque: il primo ad arrivare è stato il piccolo Vlad, classe 2009 proveniente da una cittadina ucraina al confine con la Romania. Accompagnato dalla zia Natasha, che parla italiano, Vladyslav Savyuk è stato accolto dagli applausi dei suoi coetanei come fosse un campione già affermato. Inizierà l’esperienza con i pari età del Delfino Curi Pescara, cercando ritrovare un briciolo di normalità e qualche sorriso. Vlad ama e pratica il karate ed è arrivato a Pescara senza i genitori e il fratello: i primi sono medici e hanno dovuto continuare a prestare servizio nell’ospedale cittadino, il secondo (che è maggiorenne), ha dovuto trasformarsi in un soldato, abbandonando la sua vita e i suoi affetti. Ora Vlad frequenterà la scuola Secondaria di Primo grado di via Verrotti. Al campo San Marco, la famiglia del Delfino Curi Pescara ha accolto anche Mikhailo Chubenko, appassionato di calcio nato nel 2006: parla bene in inglese e ha fatto le visite mediche necessarie. Ieri pomeriggio, poi, sono arrivati altri tre fratellini ucraini accompagnati dalla loro madre: Timosei e Artem, di 4 e 6 anni, provenienti dall’Ucraina occidentale, con la loro sorellina Yeva. «Abbiamo ottenuto la possibilità di fargli fare subito le visite mediche necessarie», spiega uno dei massimi dirigenti del Delfino Curi, Antonio Martorella, «stiamo facendo di tutto per aiutare questi bimbi e non vogliamo fermarci qui. Spero che anche altre società possano aprire le loro porte ai giovani profughi».
L’ABBRACCIO ABRUZZESE
L’abbraccio della solidarietà sta avanzando a macchia d’olio e tutte le società di calcio abruzzesi si stanno mobilitando per accogliere gli ucraini. L’ha fatto anche la Bonolis Teramo, tra le società giovanili più importanti della sua provincia: ha accolto Nikita, ragazzino ucraino di 11 anni, originario di Kiev, che è stato accompagnato ai primi allenamenti dalla mamma e dal fratellino di 4 anni. «A Nikita abbiamo dato tutto, dai vestiti al materiale necessario per allenarsi», spiega il presidente della società Massimo D’Aprile, «e ora siamo pronti ad accoglierne anche altri».
L’integrazione dei piccoli profughi è un tema delicatissimo. Molti di loro sono ancora scossi da ciò che hanno vissuto in patria, prima di venire catapultati dall’altra parte del mondo. Per questo motivo, il Real Montesilvano ha adottato un approccio mirato quando ha accolto la piccola Julienne e suo fratello: «Lei ha 5 anni e ha già cominciato a svolgere attività di gioco-motricità con noi», spiega la presidente della squadra Federica De Lucia, «ma suo fratello, che ha 12 anni, è ancora scioccato da quello che ha vissuto negli ultimi giorni. Per questo motivo stiamo aspettando a inserirlo nelle attività della nostra scuola calcio. Vogliamo prima tranquillizzarlo». La società fornirà loro tutto ciò di cui hanno bisogno, ovviamente a titolo gratuito, secondo le regole stabilite dalla federazione.
«Siamo disponibili per qualsiasi aiuto», sottolinea De Lucia, «i due bimbi ucraini sono arrivati qui in Abruzzo con la madre ma il loro padre è rimasto in Ucraina a combattere». Sono stati ospitati da una famiglia italiana, che aveva dato la sua disponibilità al Comune; hanno contatto la segreteria della società circa una settimana fa e hanno trovato le porte spalancate. «Con questo piccolo gesto», conclude De Lucia, «vogliamo solo alleviare la loro tristezza per tutto quello che hanno vissuto e fargli vivere un po' di normalità. Lo sport serve questo».
GLI AIUTI DAL CALCIO
Tutto il mondo del calcio abruzzese ha spalancato le braccia ai profughi e molte società sono in attesa di accogliere i piccoli ucraini: tra le tante squadre, anche lo Spoltore e il Sant’Omero Palmense hanno già dato la loro disponibilità e sono in attesa. Ma le società calcistiche si stanno muovendo anche su altri fronti per dare sostegno a chi è sotto le bombe. L’Alba Adriatica, ad esempio, ha abbracciato due bambine profughe con la loro madre. Sono state ospitate da alcune famiglie ucraine che da anni vivono in città: prima della partita di domenica scorsa, contro il Capistrello, la società ha donato loro un mazzo di fiori. «Un gesto simbolico», spiega il direttore generale Massimo Valà, «per sensibilizzare e spingere la raccolta di fondi e aiuti che gli ucraini di Alba Adriatica stanno promuovendo in città». Anche L’Aquila Calcio si è mossa, organizzando una partita di beneficenza per il 26 marzo in cui raccoglierà fondi da mandare in Ucraina. Ma tante altre società abruzzesi si stanno muovendo, in silenzio, per dare sostegno a un popolo intero martoriato dalla guerra.

