«Volkswagen con il trucco? Mossa della concorrenza»

24 Settembre 2015

Il concessionario Paglione dà una lettura tutta sua dello scandalo emissioni E rilancia: «Macché calo degli ordini, ora venderemo ancora più macchine»

PESCARA. «È uno scandalo sovradimensionato». Non usa mezzi termini, Gianni Paglione, sul dieselgatescoppiato negli Stati Uniti, ma ora propagatosi anche in Europa (e dunque in Italia), con 11 milioni di macchine coinvolte della compagnia automobilistica più grande del mondo, la Volkswagen. Nonostante le scuse di qualche minuto prima di Martin Winterkorn, presidente e ceo del colosso di Wolfsburg, a proposito del presunto software truccato che la VW avrebbe montato sulle proprie automobili diesel, destinate al mercato americano, col tentativo di aggirare le norme antinquinamento sulle emissioni d’oltreoceano. Per Paglione, però, responsabile in Abruzzo del gruppo Volkswagen-veicoli commerciali, Seat, Audi, Porsche (azionista di maggioranza di VW) e Lamborghini, nonché rappresentante di Porsche per Abruzzo, Marche e Toscana e di Audi per Pescara e Chieti (300 circa i dipendenti totali), le cose non sarebbero così come sono state presentate . Addirittura, spiega l’imprenditore, il dieselgate sarebbe un colpo basso ordito «dalla concorrenza»

Paglione, scusi, i dati che emergono non possono essere considerati un’opinione, ma sembrano obiettivi. Anche Winterkorn ha chiesto scusa.

Ma le pare possibile che Volkswagen, che oltre ad essere la più grande compagnia automobilistica del mondo, oltre ad essere la migliore, possa aver fatto una cosa del genere? E poi a che pro alterare un software? Anche se fossero state inquinanti, quelle macchine, il danno all’ambiente sarebbe stato minimo, mentre il danno, oltre alla beffa, che sta subendo ora la casa automobilistica tedesca è di molto maggiore. Ma poi le spiego anche un’altra cosa.

Prego.

Un conto è misurare le emissioni in laboratorio, cioè come nel caso americano di cui si sta parlando, un altro è invece misurare le emissioni su strada. E io le dico che le emissioni di una stessa macchina, misurate in laboratorio e poi in strada hanno un impatto diverso, ossia minore, nel secondo caso, proprio per il contatto con l’ambiente che lo circonda.

Fatto sta che ora lo scandalo sta investendo l’Europa, anche sotto la forma di class action da parte di acquirenti delle Vw.

Intanto deve essere chiaro un aspetto. In America, sulle norme antinquinamento, sono più severi di noi. E pertanto le assicuro che quelle stesse macchine considerate inquinanti in America, in Europa sarebbero in regola.

Probabilmente è così, visto che nel Continente il limite massimo per l’ossido di azoto, per le Euro 6, è di 80 milligrammi per chilometro, mentre negli Usa è di 45. Resta però un potenziale danno d’immagine per VW, ammesso che il trucco ci sia davvero stato.

Purtroppo potrà accadere che, così come generalmente avviene, una volta affibbiata una nomea, questa rimanga. Anche se non vera. E poi un altro aspetto deve essere sottolineato: gli europei possono stare tranquilli.

C’è una via d’uscita?

Intanto, per quanto riguarda la vicenda del software, io non escluderei che sia stata una manovra della concorrenza. E poi aggiungo questo: il prodotto VW è eccezionale e credo che con questa storia l’azienda venderà più macchine di prima.

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