Web e commercio, la ricetta di Barbarossa

Pescarese, è l’ideatore del portale Abruzzo Trade: puntiamo sui prodotti che hanno già un mercato
PESCARA. «Il web è come il calcio, tutti ne parlano ma in pochi lo capiscono». Esordisce così Fabrizio Barbarossa, pescarese doc di 49 anni, da 23 alla guida della Enterprise Cosulting, azienda di viale Marconi (con sede anche a Milano) che dà lavoro a 15 dipendenti e che da decenni è un punto di riferimento a livello italiano per tutte le imprese che vogliono svilupparsi e incrementare il proprio business. Le competenze di Barbarossa sono riconosciute anche e soprattutto fuori dai confini regionali, basti pensare che da anni è uno dei docenti della Business School del Sole 24 Ore a Milano. Uno degli ultimi lavori portati a termine dalla sua azienda è il portale Abruzzo Trade, la vetrina virtuale, che è anche un sito di commercio elettronico per le eccellenze abruzzesi (prodotti enogastronomici, abbigliamento, arredamento, oreficeria e artigianato). Ma Abruzzo Trade è solo la punta dell'iceberg di un lavoro che va avanti da quasi 25 anni e che annovera aziende del calibro di De Cecco, Fastweb, Pampers, Chupa Chups, Mondadori, Banca Generali, ePlaza, Kia, Mastercard, Edison e Il Sole 24 Ore. Nel prossimo futuro l’ultima idea è “White Rabbit”, un software per un e-business di successo con le funzioni di search (ricerca), sell (vendita), content (contenuti) ed engage (coinvolgimento) per la prima volta insieme. «Siamo di fronte a una rivoluzione storica, la più grande, forse più di quella industriale, con la filiera tra aziende e cliente che si accorcia, con una rivisitazione completa della distribuzione dei prodotti. Questo sarà positivo per chi saprà adeguarsi, per altri no. Il web dà la possibilità di scavalcare l'intermediario speculante. Abruzzo Trade, già 45 le aziende che hanno aderito, nasce dall'idea che si spostano le persone per far vedere i prodotti con i viaggi all’estero, mentre oggi si spostano i dati. Si rivolge ai buyer e non ai consumatori finali. L’obiettivo è quello di far conoscere le eccellenze abruzzesi nel mondo perché il problema è che l’Abruzzo non è conosciuto all'estero e poco in Italia. Ai tempi del volo con Oslo, in Norvegia solo quattro persone al giorno cercavano l’Abruzzo in rete. L'Expo può essere un’occasione». Barbarossa, esperto di in internet marketing ed e-business, punta molto sul sapersi adeguare alle esigenze del mercato: «Ho sempre cercato modi per sviluppare le imprese: prima erano i finanziamenti, oggi far conoscere il mercato globale attraverso il web».
Ma nonostante, per Barbarossa, «nella rete il sud non esiste», lo stesso mette in guardia da facile entusiasmi: «Sul digitale ci sono tanti business, ma ci vogliono competenza, saper sviluppare il pollice digitale, fare tanta pratica e lavorare almeno due, tre anni. Il web non è la soluzione per tutti nell’immediato, serve pazienza. E poi molti spingono per le start-up, che sopravvivono nel 2 per cento dei casi, io invece dico di puntare sui prodotti che hanno già un mercato, non c’è bisogno di inventarsi niente».
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