È a rischio il 50-70% della popolazione

19 Marzo 2020

Il rapporto dell’università di Harvard: non è possibile controllare l’epidemia, ma solo limitare i contagi

PESCARA . «L’R-naught è un parametro, detto anche R-zero, che non dice tantissimo sulla dinamica dell'infezione, ma informa sul numero medio di persone infettate da ogni persona risultata positiva al coronavirus e, con questa informazione, fissa un limite minimo sulla percentuale di immunizzati che occorre raggiungere nel mondo per sconfiggere questo virus», spiega Michele Di Mascio, «siamo tutti consapevoli, ormai, che si parla del 50-70% dell’intera popolazione mondiale a rischio infezione da Covd-19. Dato, di fatto, comunicato dai matematici cinesi, già in una pubblicazione del 31 gennaio scorso sul Lancet. In Cina, con le restrizioni sono arrivati a produrre un abbassamento dell’R-naught da 3,88 a 1,25. Durante la quarantena, secondo quanto sostiene la ricerca dell’università di Harvard, non saremo in grado di raggiungere un controllo dell’epidemia, ma solo di non far aumentare troppo il numero dei nuovi contagi. Un R-naught intorno al numero 1 implica che, per ciascun paziente che debella il virus, c'è un nuovo soggetto infettato. Si tratterà, molto probabilmente, di qualcuno che vive sotto lo stesso tetto oppure che gravita, comunque, intorno alla stessa vita. Credo sia importante prepararsi alla possibilità». Di Mascio lega proprio a questa analisi la necessità di realizzare il sistema di quarantena centralizzata, con spazi ben individuati dove separare per categorie i pazienti affetti da coronavirus, le persone sintomatiche con febbre o senza febbre, o coloro che sono stati a contatto con persone risultate positive e, in alternativa, con chi presenta comunque dei sintomi. L'obiettivo è ridurre al minimo le occasioni di contagio per contrastare la diffusione del Covid-19. (m.p.)
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