È di 6 giorni fa la rivolta a Pescara

Dopo il suicidio in cella di un 41enne di Avezzano è scoppiato il caos tra i reclusi
PESCARA. Il caso più scottante risale a martedì 30 maggio, quando nel carcere di Pescara è scoppiata una rivolta dopo il suicidio di un detenuto di Avezzano. Luca Maiorano, 41 anni, ha deciso di farla finita impiccandosi dentro la sua cella.
Nel momento in cui i compagni della sezione giudiziaria, una settantatina in tutto, sono venuti a sapere quello che era successo, è scoppiato il caos. Urla, spintoni. Uno dei detenuti è salito sul tetto di un casotto della struttura. Gli altri si sono rifiutati di tornare nelle celle. Per evitare che la protesta potesse allargarsi e degenerare, sono stati richiamati in servizio tutti gli agenti della penitenziaria e insieme sono riusciti a riportare la situazione alla normalità. Ci sono volute però oltre tre ore.
Nel frattempo, di supporto all’esterno è stato richiesto l’intervento dei carabinieri e della polizia che hanno circondato la casa circondariale. È stato allertato il magistrato di sorveglianza. A causa della protesta, per diverso tempo, un furgone con un detenuto che doveva rientrare è rimasto bloccato all’esterno.
Non è l’unico caso di insofferenza da arte dei detenuti.
Il venerdì precedente un 40enne di origine marocchina si era dato fuoco per protesta. L’uomo è stato salvato grazie all’intervento tempestivo degli agenti. È ricoverato in gravi condizioni, nella struttura grandi ustionati dell'ospedale di Bari. Attraverso quel gesto estremo, voleva reagire a un richiamo, un rapporto disciplinare emesso nei suoi confronti. Al momento della notifica si è gettato del liquido addosso e subito dopo ha appiccato il fuoco. È bastato un attimo per far ardere gli abiti che indossava. Se ne sono accorti immediatamente gli agenti della polizia penitenziaria che lo hanno soccorso nel piazzale interno.

