Bici e amore: Marta riparte dall’Abruzzo

19 Novembre 2015

Dal Mondiale alla maternità, ora nuovo inizio per la Bastianelli

NOTARESCO. Due cuori e una bicicletta, quanto basta per mettere in piedi un matrimonio e una famiglia. E' la storia di Roberto De Patre, ex corridore professionista, di Notaresco, e Marta Bastianelli, originaria di Lariano in provincia di Roma, campionessa del mondo Elite ai Mondiali di Stoccarda nel 2007. Un amore che ha dato alla luce la piccola Clarissa Victoria di un anno e mezzo e che ha portato in Abruzzo, per la precisione a Notaresco, una delle cicliste più forti in Italia. Che nel 2016 farà parte del Team Alè Cipollini Galassia. Beh, la storia nasce proprio con la presentazione della squadra nel 2011.

La Cipollini era in pratica l'anima femminile della Farnese Vini, la squadra professional del patron Valentino Sciotti. Presentazione fissata a Verona. «Ma lui non c’era, mentre io venivo da una prova della Coppa del Mondo», racconta la 28enne Marta Bastianelli, «ed ero incuriosita dalla presenza in squadra di un professionista dalla mia stessa area geografica. E così gli ho chiesto l'amicizia su Facebook. Diciamo che il primo passo l’ho fatto io e che da lì è nata la storia d'amore che sto vivendo». Si sono fidanzati dopo poco tempo e nel giro di un anno fa si sono sposati.

Nel frattempo, però, Roberto De Patre ha scelto di lasciare, nonostante i 27 anni, il ciclismo professionistico (cinque stagioni consumate tra Acqua&Sapone, Farnese Vini e Neri Sottoli). Ha chiuso nel 2014. «Una scelta di vita», racconta, «ho deciso di dare una mano all'azienda di famiglia che si occupa di smaltimento rottami. Però, ho acquisito il patentino di secondo livello di direttore sportivo e a gennaio inizierò il corso per quello di terzo».

Insomma, il ciclismo resta una delle ragioni di vita, anche perché la moglie ha deciso di tornare alle gare. Ogni tanto l'accompagna anche. Almeno tre ore al giorno di allenamento per Marta Bastianelli, sulle strade che portano da Roseto ad Alba Adriatica e viceversa. Marta è tesserata da otto anni per il Gs Fiamme Azzurre. E quindi è un'agente di polizia penitenziaria. Casualità vuole che anche la suocera svolga lo stesso mestiere al carcere di Teramo. Ma questa è un'altra storia, perché Marta non esercita la professione. Si allena e corre. E' già torna in pista nel settembre del 2014. «Esattamente ai campionati italiani su pista, allattavo la notte e correvo di giorno», ricorda a distanza di tempo. E nei mesi scorsi ha disputato i Mondiali di ciclismo su strada a Richmond, negli States.

In estate la decisione di firmare per il Team Alè Cipollini Galassia, in pratica un ritorno al professionismo. A dicembre il primo ritiro a Cecina. E poi le gare in giro per il mondo. «E' un passo importante che ho deciso di fare perché ho la fortuna di avere un marito che ha vissuto e, in parte, vive ancora delle due ruote. E poi ho dei suoceri fantastici che mi aiutano», racconta Marta Bastianelli. «Il ciclismo per me è un lavoro oltre che una passione. Ogni giorno mi alleno per tornare ad alti livelli. Purtroppo da queste parti non ci sono piste ciclabili e quindi vado sulle strade, magari mi becco anche qualche insulto dagli automobilismo, ma la mia volontà è ferrea».

Mamma e atleta, come fa? «Clarissa e la famiglia hanno la priorità. Ma quando vado in strada, è proprio pensando a loro che trovo la forza per fare i sacrifici. Di certo, posso assicurare che è un compito gravoso e impegnativo».

Nel passato della Bastianelli una piccola ombra, due anni di squalifica. «Il dottore mi prescrisse un prodotto erboristico. Costava undici euro. Conteneva un principio attivo che noi ciclisti non possiamo assumere. Fui sospesa e processata. Persi l'occasione di partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Sono stata squalificata per negligenza, non per doping».

Ciclismo e doping, una piaga infinita. «Eh no! Il doping, purtroppo, esiste in tutti gli sport. Il ciclismo ha regole più ferree che mettono a nudo il problema. Ma non è un problema che riguarda solo il nostro mondo. Comunque non ho problemi a dire che il doping fa schifo e che non aiuta».

@roccocoletti1

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