Brunel: i giovani per far crescere l’Italrugby

Il ct azzurro spiega le scelte: da Canna a Bellini, passando per Lovotti. Sabato a Roma c’è la Scozia
ROMA. «Coraggio perché ho fatto esordire dei giovani? Questo più che coraggio è necessità. Ma di una cosa sono orgoglioso. Sono sicuro che questi ragazzi che abbiamo portato in Nazionale non sono rimpiazzi provvisori da tre-quattro partite, ci sono dei buoni giocatori, dei giovani che possono fare 80 caps». Eataly, Roma. Una folla ha atteso gli azzurri per farsi firmare gli autografi e per un selfie. Jacques Brunel, ct azzurro, è rilassato, sorseggia un bianco mosso, ha appena rimandato indietro un Franciacorta. «Lo dico da vignaiolo, non era un granché».
Quindi anche noi abbiamo prodotto dei talenti?
«Io dico che abbiamo dei buoni giocatori. Prendete Canna, per esempio, è un giocatore di qualità. Ha carisma, in campo si fa sentire. Certo deve ancora migliorare, ma vuole farlo. Abbiamo analizzato insieme la partita con l’Inghilterra. Non ha giocato bene, gli ho spiegato che contro la Francia prendeva la palla all’altezza (vicino alla linea del vantaggio, ndc), mentre contro gli inglesi l’ha sempre presa dieci metri indietro. Così non abbiamo giocato avanzanti. Un atteggiamento sbagliato, ha sbagliato anche le scelte al piede. Lui ha capito, ha ammesso. Questo è un buon atteggiamento, ripeto è un giocatore di qualità».
È alle Zebre da quest’anno. Poteva arrivare prima?
«Noi lo avevamo notato quando giocava alle Fiamme Oro e abbiamo chiesto che durante il Sei Nazioni fosse chiamato come permit player alle Zebre. Invece al suo posto fu convocato uno straniero del Mogliano. Una scelta sbagliata. Risultato, si rompe Haimona e al Mondiale ho dovuto portare, come riserva di Allan, un giocatore che aveva fatto pochi minuti di alto livello».
Contro l’Inghilterra Canna con quella rimessa di touche veloce ha dato il via all’azione che ha portato all’intercetto di Joseph...
«Non è stata una scelta sbagliata, la rimessa veloce. Lui ha giudicato che in touche stavamo soffrendo e che eravamo sotto pressione. Il problema è venuto dopo. Ho rivisto l’azione al video con Canna, Bellini, Sarto e Campagnaro. Contrattaccare è giusto, ma bisogna anche comprendere il contesto. Canna passa e dopo ci sono tre dei nostri che possono intervenire: Bellini, Sarto e Campagnaro che sta rientrando. E gli inglesi quanti sono? Dieci. Si può contrattaccare tre contro dieci?».
Bellini è un altro dei giovani che lei ha fatto esordire.
«Bellini è un grande giocatore, ha fisico, tecnica, coraggio. Gli manca esperienza di alto livello. Ma faccio una previsione: andrà a giocare all’estero, ne sono sicuro».
Svecchiamo anche sugli avanti con Lovotti.
«Un altro che avrebbe dovuto arrivare all’alto livello un anno prima».
Forse il Sei Nazioni da noi non ha il fascino che merita.
«Non voglio entrare in polemica con chi dice che noi non meritiamo di far parte di questo torneo. Ricordo solo che una squadra ha dovuto aspettare trenta anni per il primo successo (la Francia, ndr), mentre se consideriamo le ultime cinque edizioni noi siamo arrivati ultimi una sola volta e un’altra squadra tre (la Scozia, mentre nel 2013 ultima è stata la Francia, ndr). Allora siamo noi a non aver diritto?».
Nei suoi ragionamenti torna spesso il rapporto con le franchigie. Ora sembra migliore.
«All’inizio, con gli Aironi, c’era allenatore Franco Tonni. Non si è voluto rinnovare il suo contratto quando sono nate le Zebre. Primo errore. Poi le scelte delle Zebre andavano contro le nostre. È stato difficile, ma non tutto è lineare nemmeno ora. Per esempio si è scelto di tesserare Mulliaina, grandissimo giocatore, ma di 37 anni. Serve? Ha giocato due partite, fa squadra? Insegna? Io ho allenato Dan Carter al Perpignano, è venuto per sette mesi, ha preso 700mila euro, ma lo stadio era sempre pieno, allo shop c’era una coda di 200 metri per la sua maglia e in campo era un esempio per tutti. Quella è una scelta giusta».
Chi lo vince questo Sei Nazioni?
«È sempre difficilissimo fare una previsione. Ma l’Inghilterra mi pare la squadra che ha fatto i migliori progressi di organizzazione di gioco. Conosco Eddie Jones e so che la sua squadra migliorerà di partita in partita. Se battono l’Irlanda i favoriti sono loro».
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