Calderolli a 40 anni vola all’Europeo

Futsal. L’italobrasiliano, ex Montesilvano, Pescara e Acqua&Sapone, ancora ai vertici. In Abruzzo ha alzato al cielo addirittura 10 titoli dal 2010 al 2021, compresa la Champions
PESCARA. In Abruzzo dal 2009 al 2021, in dodici anni, per mettere radici e alzare al cielo 10 titoli tra scudetti (2), Coppe Italia (4), Supercoppe italiane (3) e Uefa Futsal Cup (la Champions League della disciplina) con le maglie di Montesilvano, Acqua&Sapone e Pescara. Tra pochi giorni, il 22 gennaio, Fabricio Calderolli, per tutti China (soprannome che viene dai suoi occhi leggermente a mandorla), compirà 40 anni. Ma se lo immaginate già in pantofole a casa o in tuta a fare l’allenatore vi sbagliate: Calderolli è ancora uno dei top player della serie A italiana di calcio a cinque. Dal 2021 difende la maglia della Feldi Eboli: ai campani, con la sua eterna fame di successi, ha già regalato uno scudetto, una Coppa Italia e due Supercoppe, giocando anche la Champions.
Il suo eterno stato di grazia lo ha portato proprio pochi giorni fa a vincere la Supercoppa con Eboli. E ha convinto anche il ct dell’Italia, Salvo Samperi, a portarlo in Slovenia per il prossimo campionato Europeo che inizia la prossima settimana. D’altronde, chi rinuncerebbe a un amuleto così?
«È stata una bella emozione essere convocato dalla Nazionale», dice dal ritiro azzurro. «Sto sfruttando questo momento e approfitto di ogni giorno per godermela. Voglio spingere al massimo per un appuntamento così importante. So quanto lo sia per tutti questi ragazzi, a cui porto la mia esperienza. Stiamo cercando di allenarci al massimo per essere pronti già contro il Portogallo».
Nelle grandi partite Calderolli c’è sempre. Anche a 40 anni. «Come faccio? Cerco sempre di allenarmi al massimo, anche se oggi non lo faccio come quando avevo 25 o 30 anni. Ora, con l’esperienza capisco bene gli spazi e i movimenti. E se ti alleni bene, la partita diventa più facile. Curo il fisico, che mi porta avanti. Ma dico grazie ai compagni di squadra, che mi danno una mano: è anche merito loro. Impegno e lavoro, non ho altre ricette particolari».
A Eboli una seconda giovinezza: «Ho trovato un presidente che ci tiene allo sport, è presente al campo, aiuta ogni giocatore, non fa mancare nulla a nessuno. E questo è molto importante. Cerca di fare squadre equilibrate, non butta via soldi ma fa tutto nel modo giusto. E segue i giocatori anche fuori dal campo».
L’Abruzzo lo ha adottato: «Fa parte della mia storia, della mia famiglia. Ho sempre un legame con questa terra: i miei figli sono nati a Pescara, Pietro, e a Chieti, Nicolas. Il cuore batte lì: c’è anche mio fratello che gioca a Pescara, vengo spesso a salutarlo. In dodici anni sono cresciuto e ho vinto tanti titoli. Ma i più importanti sono stati i miei figli».
Il titolo più bello? «È sempre l’ultimo: questa Supercoppa è stata bellissima, davanti al nostro pubblico in un evento fantastico con un palazzetto pieno. Poi la Champions nel 2011 è stata un’emozione grandissima». In Uefa anche la partita più emozionante: «La finale di Champions è stata la partita più incredibile per me. Venivo da un crociato rotto, al ginocchio sinistro, sono tornato nella semifinale europea e poi ho segnato in finale. Troppo bello: tutti gli sforzi fatti per esserci sono stati ripagati».
Tra sei giorni festeggerà i 40 anni? Ma fino a quando giocherà «Non lo so, non ci ho pensato. Fino a quando potrò competere, voglio giocare. Decido anno dopo anno. Il prossimo ci sarò, sto bene. Poi vedremo».

