Camplone: ero disoccupato Adesso sogno la serie A

17 Settembre 2014

Nell’agosto 2013 è tornato a Perugia riportando gli umbri in B dopo nove anni Ora si gode il primato: «La promozione? Non mi nascondo, ma andiamoci piano»

PESCARA. La rivincita di Andrea Camplone. Fino al 24 agosto del 2013 era disoccupato, ignorato da tutti dopo un ottimo torneo con il Perugia. Quel giorno il club umbro lo ha richiamato e il tecnico pescarese è riuscito a riportare in B il Grifone dopo 9 anni. In questo avvio la sua squadra è l’unica a punteggio pieno dopo tre turni, nei quali ha sconfitto le favorite per la promozione: Bologna, Bari e Catania.

Camplone, che effetto le fa stare lassù?

«Sono felice per la buona partenza, ma bisogna mantenere i piedi per terra. Viviamo alla giornata, non stiamo guardando la classifica».

Però in città c’è un’eccitazione incontenibile, testimoniata anche dal record di abbonamenti della storia in B.

«Siamo una neopromossa ed è giusto che ci sia entusiasmo. La passione dei tifosi non va frenata: è il bello del calcio. Noi, invece, non possiamo esaltarci».

Cosa fa? Si nasconde?

«Niente affatto. Dico solo che bisogna pensare ad una gara per volta. Abbiamo cambiato gran parte della rosa e siamo ancora alle battute iniziali».

Rispetto all’anno scorso, nell’undici titolare ci sono ben dieci volti nuovi. Come ha fatto a trovare subito la quadratura?

«Il merito è di tutti. C’è un bel mix di giovani e anziani che si sta integrando molto bene. Se ci sono voglia di lavorare e desiderio di emergere tutto diventa più semplice».

Lei ci ha messo del suo cambiando modulo: dal 4-3-3 al 3-5-2.

«Prediligo il 4-3-3 e volevo ripartire con quel sistema, ma durante il calciomercato sono sfumati alcuni obiettivi e il 3-5-2, che avevo sperimentato durante la scorsa stagione, mi è sembrato più adatto al materiale di cui dispongo».

Comotto, Taddei e Giacomazzi: 36, 34 e 37 anni. Una seconda giovinezza?

«Sono dei professionisti esemplari. Comotto era già in rosa, Giacomazzi e Taddei sono arrivati quest’anno con lo spirito giusto. Quest’ultimo, addirittura, alla fine delle sedute di allenamento, resta 15-20 minuti ad allenarsi sui calci da fermo. Sono degli esempi per i giovani».

A proposito di ragazzi. Chi sono i migliori?

«Nella mia squadra dico Verre. Deve imparare a gestirsi nei novanta minuti, è molto generoso e spesso alla fine spompato. Anche Parigini e Fazzi sono forti. Nel Pescara c’è il mio pupillo, Politano, ma non mi va di citarlo: “Pollo” mi ha tradito. Scherzo ovviamente».

I più forti in assoluto?

«Rosina, Calaiò e Cacia. A questi aggiungo Buchel, Bjarnason, sprecato per la serie B, e Falcinelli. Diego è un animale da soma per la sua generosità, ma ora è più disciplinato».

Parliamo del Pescara. Cosa è successo contro il Bologna? «Sono entrati in campo un po’ troppo timorosi. Pian piano sono cresciuti, ma al tempo stesso si sono allungati perdendo le distanze. E in quei dieci minuti di follia il Bologna ne ha approfittato con le ripartenze».

Dove potranno arrivare i biancazzurri?

«Devono puntare ai play off, una piazza come Pescara non può accontentarsi di un torneo anonimo. I presupposti ci sono: la rosa mi sembra costruita meglio rispetto all’anno scorso. Soltanto la difesa è da rivedere, ma sono certo che Baroni lavorerà a fondo per trovare i corretti equilibri. Sento già qualche mugugno, ma come si fa a giudicare il lavoro di un allenatore dopo tre gare? Servono almeno due, tre mesi per valutarlo. Di sicuro i tifosi non possono aspettarsi un’annata come quella di Zeman: cose del genere capitano raramente».

E il Lanciano di Roberto D’Aversa?

«Molto bene. Il gruppo è molto affiatato, ci sono stati innesti mirati con la giusta politica dei piccoli passi. Lì non c’è l’assillo di vincere, la permanenza in B è già una grande soddisfazione. Oltre a Thiam, mi piace molto Cerri».

Chi andrà in A?

«Le candidate sono Bari, Catania, Bologna e Livorno».

Giovanni Tontodonati

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