Cassani: porto l’Italia per fare un bel Matteotti

13 Luglio 2017

Il ct azzurro: «Nel 2018 la corsa farà il salto di qualità spostandosi a settembre Il Mondiale è adatto ai velocisti, potrebbe essere Colbrelli la punta di diamante» 

PESCARA. Il ct dell’Italbici Davide Cassani (nella foto) sarà anche quest’anno al trofeo Matteotti, domenica guiderà la squadra azzurra che parteciperà alla 70ª edizione. Ieri ha ufficializzato i nomi dei corridori iscritti alla classica pescarese.
Cassani con quale squadra sarà a Pescara?
«Essenzialmente giovane, capitanata da Paolo Tiralongo. Sarà lui a guidare i ragazzi, a dare consigli utili per ben figurare in una corsa difficile».
Ragazzi promettenti.
«Certo. Ad esempio, Gianluca Milani, campione italiano Elite, Lonardi, che è il nostro velocista di punta ai prossimi Europei di agosto, e Romano, l’unico italiano a vincere una tappa nell’ultimo Giro under 23».
A Pescara gli organizzatori sono arrabbiati con la federazione perché non ha assegnato al Matteotti i campionati italiani.
«Noi veniamo con la Nazionale appunto perché il Matteotti è il Matteotti. E’ una classica del ciclismo italiano. L’anno scorso siamo venuti con Albanese che ha vinto. Cerchiamo di partecipare con i migliori giovani a disposizione. E comunque penso che il Matteotti il salto di qualità lo farà dall’anno prossimo quando si correrà a settembre e diventerà un pre-mondiale».
Lo stato di salute del ciclismo italiano?
«Abbiamo vissuto momenti migliori, non c’è dubbio. Ma non siamo messi così male. Siamo saliti, con Nibali, sul podio del Giro d’Italia e con Aru siamo protagonisti al Tour de France. Forse, ci manca qualche campione per le corse da un giorno».
Perché l’Italia sta soffrendo?
«Perché le altre nazioni hanno più campioni, quelli, per l’appunto, capaci di vincere le gare di un giorno. E poi da noi il livello dilettantistico si è abbassato. Non a caso, dopo alcuni anni, siamo tornati a organizzare il Giro under 23 (due tappe si sono svolte in Abruzzo, ndr). Proprio perché andava alzato il livello di competitività in quella fascia, per preparare il corridore allo sbarco tra i professionisti».
Se Cassani pensa al Matteotti qual è il primo ricordo che gli viene in mente?
«L’edizione vinta Gianni Bugno. Era il 1995. Io ero nella sua squadra e ricordo che preparammo quella corsa in maniera minuziosa, perché il Matteotti è duro. Il circuito è impegnativo. E il caldo lo rende ancora più difficile. Da quello che mi hanno detto anche in questi giorni si soffre particolarmente il caldo...».
Cassani non ha mai vinto il Matteotti.
«No, però nel 1994 salii sul podio. Sul gradino più basso».
La domenica del Giro sul Blockhaus, il 14 maggio scorso, è stata una festa popolare.
«Ogni volta è una festa in Abruzzo. Il ciclismo è nel dna di questa terra che ha dato alla nostra disciplina sportiva fior di campioni».
Oggi invece...
«Ce ne sono un po’ di meno, è vero. Ma è un problema comune a tante altre regioni. Questione di cicli. E poi la terra si presta al ciclismo. Voi dalla montagna guardate il mare. Avete dei paesaggi fantastici».
Il Mondiale di Bergen, in Norvegia, del 24 settembre come sarà?
«Non è duro il percorso, mi sembra adatto ai velocisti. A un arrivo con 30-40 corridori».
Chi sarà la punta di diamante dell’Italia?
«Non lo so, vedremo. Però, Sonny Colbrelli sta andando bene e ha le caratteristiche adatte al percorso».
Aru e il Tour de France.
«E’ secondo, perché non provarci fino alla fine?».
Quando viene in Abruzzo a che cosa non rinuncia?
«Agli arrosticini. Ovviamente».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA