Champions sull’asse franco-tedesco

17 Agosto 2020

Domani il via alle semifinali senza spagnoli e inglesi: una rarità negli ultimi anni

ROMA. Macron e la Merkel accennano a un sorriso, dimenticando solo per un attimo la tragedia Covid: l'asse franco-tedesco non è solo la locomotiva d'Europa politico-economica, quest'anno ha sottratto lo scettro del calcio alle dominazione dispotica di Premier e Liga, che sembrava eterna. La frana che ha travolto le big ha il sapore amaro del fallimento di campagne acquisti faraoniche, di ingaggi da nababbi sprecati. Lione (3-1 al City sabato sera) e Lipsia hanno cancellato qualsiasi pronostico, l'Atalanta lo ha sfiorato per 90', ma il bilancio è una rivoluzione che non può accampare l'alibi del lungo lockdown, del cambio di formula o delle gare nell'afa di agosto. Le stelle cadenti sono ormai in quantità industriale: prima i campioni del Liverpool e il Real Madrid, poi è toccato a Juventus, Barcellona (con un rovescio epocale al centro del direttivo blaugrana di oggi) e al Manchester City. Guardiola, maestro in disgrazia, ha fatto incetta di scudetti, ma dopo Messi e Barcellona ha sempre fallito l'assalto alla Champions anche se il club di Manchester ha investito nel mercato quasi 800 milioni. E ora toccherà a Rudi Garcia, che ha tratto giovamento dall'esperienza in chiaroscuro in serie A con la Roma per far fuori Juve e City, cercare di fermare il trionfo di un tecnico tedesco visto che oltre a Flick e a Nagelsmann, timonieri di Bayern e Lipsia, anche il Psg è condotto da un allenatore nato in Germania, Tuchel. Le corazzate Bayern (mercoledì contro il Lione) e Psg (domani contro il Lipsia) sembrano favorite per una finale che avrebbe un gran appeal per la sfida tra Lewandowski e Thomas Mueller da un lato e Mbappè e Neymar dall'altro, ma, visti i precedenti e la formula di partita secca, non si può escludere un'ulteriore sorpresa. Una finale franco-tedesca ha un unico precedente nella lunga storia della Coppa più prestigiosa: nel 1976 il Bayern di Gerd Mueller e Franz Beckenbauer sconfisse in finale il St. Etienne con un gol di Roth. Ma negli ultimi 20 anni il calcio europeo ha subito una trasformazione epocale: i ricchi introiti dei diritti tv hanno consentito alla Premier incassi giganteschi e una supremazia negli ingaggi dei campioni che solo pochi club hanno potuto contrastare. Tra questi, le grandi di Spagna, per cui solo quattro volte (una nell'ultima decade) una finale non ha visto la presenza di un'inglese o una spagnola: Juve-Milan nel 2003, Monaco-Porto nel 2004, Inter-Bayern nel 2010 e Dortmund-Bayern nel 2013. Per trovare una semifinale senza inglesi e spagnole bisogna risalire a 24 anni fa, nel 1996 con Ajax campione sulla Juve e Nantes e Panathinaicos fra le prime quattro. Potrebbe essere l'anno giusto per il Psg che non era mai andato oltre i quarti e questo step sembrava una maledizione. Ma i favoriti al momento sono i tedeschi del Bayern che stanno vivendo una stagione straordinaria da quando Flick ha preso in mano la squadra nel novembre scorso, grazie anche a Lewandowski ,che ha segnato finora 54 gol. Scudetto, Coppa di Germania e ora semifinali di Champions con due risultati scintillanti: 7-2 in casa del Tottenham nella fase a gironi, 8-2 sul Barca di Messi in semifinale.
Roberto Di Candio