Chieti e la boxe, l’amore rinasce nelle palestre

16 Maggio 2018

Viaggio nell’ex caserma Pierantoni e nella Tullio Di Giovanni tra vecchi ricordi e nuove sfide

CHIETI. Un vecchio fascino quello del mondo delle sedici corde. Un mondo dal sapore antico, niente affatto influenzato dalle mode. E, a giudicare dall’attività delle palestre di pugilato, sembra che Chieti abbia appunto riscoperto uno sport che negli anni Settanta coinvolse parecchi giovani consegnando diverse soddisfazioni agli stessi praticanti e agli appassionati della "noble art".
«La boxe è uno sport intenso e formativo», afferma Danilo Diodato, ex professionista ed ora istruttore nonché anima di una suggestiva palestra all’interno dell’ex caserma Pierantoni. «Uno sport che insegna ad aver rispetto dell’avversario oltrepassando al tempo stesso le proprie paure. E poi, sul ring, sei solo, non esistono scuse. Vince il migliore e il verdetto va accettato. Molto importante, ora più che mai, l’impegno contro il bullismo. Il nostro è un ambiente sano e, se qualche ragazzo è magari alla ricerca di punti di riferimento, qui trova educazione e regole. A parte gli oltre settanta atleti, tra cui anche diverse ragazze, che seguono i vari corsi, non esiste un limite d’età. Anche persone mature che vengono ad allenarsi durante la settimana riescono a provare forti emozioni. C’è interesse e ne abbiamo avuto conferma la in occasione di una riunione organizzata nella palestra di Colle dell’Ara. Gradinate affollate, tutti di ottimo spessore gli incontri che tra l’altro, hanno segnato l’esordio tra i professionisti di due nostri atleti. Un pari per il mediomassimo Luca Spadaccini, opposto all’esperto pugile albanese Alban Bermeta, ed un successo per il welter Fabio Cavallucci contro il giovane teramano Guerino D’Agostino». L’attività della Pugilistica Diodato - che si avvale anche della collaborazione di Piero Spadaccini, altro ex professionista teatino già appartenente alla prestigiosa scuderia del manager Rocco Agostino - ha comunque spesso portato diversi ragazzi al raggiungimento di importanti obiettivi. «Di recente, soddisfazioni dal peso leggero Mattia Di Tonto, più volte campione universitario», conclude Diodato, «e vincitore di un Guanto d’Oro, torneo organizzato annualmente dal settore federale, mentre è appena passato al professionismo il peso mosca Daniele Nucci, anche lui diverse volte campione universitario». Sembra, insomma, di essere tornati ai tempi della vecchia palestra ricavata sotto la gradinata del campo sportivo della Civitella e ai risultati della storica Libertas Marvin Gelber, che ogni anno portava più di un atleta ad indossare la maglia azzurra.
Dall’ex caserma Pierantoni, nel rione di Santa Maria, al quartiere Filippone con un buon numero di praticanti, circa una trentina, nella palestra della "Tullio Di Giovanni Boxe", società che porta il nome di un pugile teatino che arrivò ad importanti traguardi europei negli anni Cinquanta. Nella società, fondata dal tecnico Davide Di Meo, nipote dello stesso Di Giovanni, il ventinovenne peso welter Emanuele Cavallucci. «Ho disputato 10 incontri tra i professionisti con 8 vittorie, di cui tre prima del limite, un pareggio e una sconfitta», spiega Cavallucci. «Da quasi due anni faccio parte di questo team e ho in programma, ai primi di giugno, un incontro con Fabrizio Trotta. Ho iniziato anche l’attività di allenatore spiegando ai ragazzi che la boxe non è solo fare a pugni, ma uno sport segnato da rispetto, disciplina e tanti sacrifici. Per quanto mi riguarda, l’obiettivo è quello di arrivare entro fine anno alla sfida, magari proprio qui a Chieti, per il titolo italiano».
Giuseppe Rendine
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