Ciccone, impresa monumentale

Il teatino della Trek-Segafredo va in fuga e vince la tappa più dura della corsa rosa. Carapaz resta leader
PONTE DI LEGNO . Il Giro d'Italia parla di nuovo abruzzese. La corsa rosa sale di quota, in tutti i sensi: arriva fin sopra il Mortirolo, riscende verso Ponte di Legno e, da complicato, diventa ancor più avvincente. Incerto e meraviglioso. Anche perché sono i corridori italiani a dare spettacolo: il teatino Giulio Ciccone, 24 anni, bissa il successo del miglianichese Cataldo di tre giorni fa, si prende la mitica “Montagna Pantani”, a 1.854 metri di quota, e allunga le mani sulla 16ª tappa; Vincenzo Nibali innesca la miccia sulla strada che sale fino al 18% verso il passo più temuto da chi va in bici (e non solo), scattando a 34 km dall'arrivo con una forza impressionante. È una stilettata, quella dello “Squalo”, che provoca sconquassi e non passa inosservata alla maglia rosa Richard Carapaz che, prima di rispondere a colpi di pedale, chiede lumi alla propria ammiraglia. L'ecuadoriano è giovane, ma esperto: dimostra di saper gestire anche sotto sforzo le situazioni più complicate. Come di consueto, si assiste a due corse: una per la conquista della tappa, che finisce appunto nelle mani dell'ottimo Giulio Ciccone (2ª vittoria al Giro dopo quella di Sestola, nel 2016), straordinario anche nella discesa dal Mortirolo a Ponte di Legno, senza nemmeno indossare la mantellina idrorepellente (gliel'hanno passata in cima tutta annodata e il teatino l'ha lanciata via con un gesto di stizza); una per la classifica generale, che mette in palio la maglia rosa. In entrambe le graduatorie, l'Italia che pedala è vincente o comunque assai competitiva come non accadeva da tempo (il terzo posto Masnada lo conferma). Il tappone con epilogo in Val Camonica, ai piedi del Tonale, era stato privato del Gavia (la Cima Coppi), ma ha riservato ugualmente emozioni e colpi di scena, con Primoz Roglic che ha dovuto cedere altri secondi a Carapaz e Nibali - d'ora in avanti lo sloveno dovrà correre in attacco e non più in difesa, se vuole ambire al primato - come nessuno avrebbe osato prevedere fino a qualche giorno fa. Ieri Roglic è arrivato 3'03” dopo Ciccone, a 1'22” da Carapaz e Nibali: tradotto in numeri, lo sloveno si trova a 22” dal siciliano e a 2'09” dalla maglia rosa. Se non un verdetto, quasi. Roglic si è dimostrato molto forte e temerario nella discesa del Mortirolo, affrontata sotto il diluvio e con l'asfalto che sembrava pieno di sapone. Le sue acrobazie hanno prodotto un quasi ricongiungimento con il gruppetto di Carapaz e Nibali, che comprendeva anche Landa e Lopez. Nel falsopiano finale, però, lo sloveno è affondato, vedendo aumentare il proprio distacco e perdendo anche il secondo posto nella generale, ora occupato da Nibali. Lo “Squalo”, lanciato da Pozzovivo, aiutato dall'altro fido scudiero Damiano Caruso, è partito sulle prime rampe del Mortirolo e ha dato spettacolo con una fuga che colora la tappa e messo alle corde Roglic, più che Carapaz. Nell'altra corsa, quella per la vittoria di tappa, Ciccone litiga a lungo con il ceco Hirt (partono anche dei chiari «vaff..»), che non tira e magari sogna il colpaccio a tradimento. Che, però, non gli riesce. Il teatino esulta con tutta la forza che gli resta e si gode la vittoria più bella.
Adolfo Fantaccini

