Ciccone: tifo super ma è andata male

Il teatino: «Ci tenevo a vincere qui, mi rifarò sulle montagne»
L’AQUILA. «Purtroppo la tappa è andata al contrario di quello che volevo, a furia di provare l’affondo nelle fasi iniziali sono rimasto dietro quando è andata via la fuga. Continuare a scattare in pianura per uno scalatore non è l'ideale». Arrivo amaro per Giulio Ciccone, teatino doc, e leader della classifica degli scalatori. «Ci tenevo a far bene perché arrivavo nel mio Abruzzo, ma non è andata come speravo, tutt'altro. Ci riproverò nei prossimi giorni, per rafforzare il primato nella classifica degli scalatori dovrò andare in fuga e conquistare altri punti per la maglia blu». Il 24enne di Brecciarola voleva provare a vincere la tappa di ieri, anche per la tanta gente che ha fatto il tifo per lui. «Il tifo è stato fantastico e voglio ringraziare tutti gli abruzzesi che mi hanno dato uno stimolo in più lungo il percorso». I suoi amici del fan club di Brecciarola hanno accolto il corridore della Trek Segafredo sullo scollinamento di via della Polveriera. Tutti muniti di fornacelle, arrosticini, fisarmoniche, magliette rosse e bianche con il ritratto di Giulio e vari striscioni. «Sono stati fantastici, tutti, anche quelli che ho incontrato da Vasto in poi. Peccato, perchè ci tenevo molto a fare bene davanti alla mia gente», continua il corridore teatino, che adesso punta tutto sulle tappe di montagna. «Sicuramente l’ultima settimana sarà durissima, anche per mantenere la maglia azzurra della classifica degli scalatori. La tappa che mi piace è la Lovere-Ponte di Legno. Affronteremo oltre 5.000 metri di dislivello con il Gavia (Cima Coppi, la vetta più alta del Giro, ndr), e Mortirolo. Sarà una tappa molto dura, ma anche molto stimolante per me». E il 24enne di Chieti vuole bissare il successo alla corsa rosa dopo quello centrato a Sestola, nel 2016.
Conti ancora in rosa. A poca distanza da Ciccone, c’è Valerio Conti che si sistema al meglio addosso la sua maglia rosa. «Indossare di nuovo la maglia rosa qui all’Aquila è motivo d’orgoglio», dice il leader del Giro, 26 anni, romano doc, nato e cresciuto al Colle Prenestino. «Sapevamo che sarebbe stata una tappa difficile, ma lo è stata più del previsto. A un certo punto la situazione stava degenerando, ma la squadra è stata eccezionale», racconta Valerio Conti. «La UAE Team Emirates è stata come una famiglia. Devo dire un super grazie in particolare a Ulissi. Ho lavorato spesso per lui, in una giornata mi ha ripagato di tutto. Qui all’Aquila ci volevano gambe, io ero davvero stanco da giovedì». Conti, poi, ha parole toccanti per L’Aquila. «Accoglienza fantastica e sono stato incitato dall’inizio alla fine. Arrivare qui all’Aquila è molto emozionante. Dispiace per quello che è successo nel 2009, ho tanti amici di Roma che sono nati qui e sono legato a questa terra . Gli abruzzesi sono tosti, come Ciccone, e sanno come rialzarsi».
Primo acuto spagnolo. È la prima vittoria spagnola in questo Giro, la sesta nazione a vincere in questa edizione. L’ultimo successo spagnolo risaliva a Cervinia 2018 (Mikel Nieve). Per Pello Bilbao è arrivata la vittoria più importante della carriera - almeno fino a questo momento - dopo una tappa tutta d'un fiato, che gli atleti hanno affrontata a tutta. «Sono felice», esulta il corridore spagnolo dell’Astana. «Nel tratto finale ho guardato in faccia i miei avversari, Formolo era l'uomo da battere, si è preso la responsabilità di rispondere a una serie di tentativi, quindi sono partito», continua il racconto del 29enne corridore basco. «Ho guadagnato subito il margine giusto per conquistare il successo. Il Giro d'Italia è una corsa speciale per me, da tanto tempo andavo a caccia di una vittoria in un grande giro».
Gaviria lascia. Chi invece ieri non ha esultato è Fernando Gaviria, che ha deciso di fermarsi, rinunciando alle ultime chance per i velocisti, dopo una cinquantina di chilometri «Ho sofferto fin dall'inizio, il ginocchio sinistro mi faceva male da alcuni giorni», ha detto il velocista colombiano. «Non riuscivo a spingere bene sui pedali».
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