Cocco: «Il Pescara sarà la mina vagante della B»

L’attaccante: non mi sono mai sentito così bene, spero di ripagare la fiducia
PESCARA. Andrea Cocco a ruota libera. Ospite di una diretta Facebook al Centro, l’attaccante del Pescara racconta la sua estate particolare. Da sicuro partente, il 32enne sardo si è conquistato la fiducia di Bepi Pillon e ora si candida a essere il bomber della squadra.
Cocco, domani si comincia a Cremona. Sensazioni?
«Sono emozionato, la prima giornata di campionato è un’opportunità da sfruttare per tutti. Vi dico la verità, non mi sono mai sentito così bene, nemmeno quando ero a Vicenza (serie B 2014-15, vinse la classifica dei marcatori, ndr). Ho lavorato molto anche durante le vacanze presentandomi in ritiro in buone condizioni».
Non doveva andare via da Pescara?
«L’anno scorso sapevo di non poter giocare, i medici mi avevano detto che avrei dovuto attendere circa un anno per tornare al top. Quando è finito il campionato mi sono detto: “per ritrovare la forma dovrò scendere in campo con continuità”. Se fosse arrivata un’offerta giusta sia per me che per la società, molto probabilmente sarei andato via. In realtà, non ho parlato con i dirigenti. Poi è iniziata la preparazione e pian piano sono riuscito a far cambiare idea al presidente e all’allenatore».
Che rapporto ha con Pillon?
«Buono, ha speso sempre belle parole nei miei confronti e spero di ripagare la fiducia. Dipende da me, devo continuare a lavorare sodo per dimostrare il mio valore. Ci sono alti e bassi nella carriera di una calciatore e io ho avuto la tenacia di non mollare e rialzarmi sempre, soprattutto dopo l’ultimo grave infortunio».
Da esubero a possibile punta titolare. Come si sente?
«Mi auguro che sia la stagione del riscatto, sono in debito con la società e la piazza. Spero di aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi».
A proposito di obiettivi. Dove potrà arrivare il Delfino?
«Prima di tutto dovremo metterci al sicuro conquistando la salvezza, poi penseremo ad altri traguardi. Servirà tanta umiltà, ma il Pescara potrà diventare la mina vagante del campionato».
Tra lei e Monachello c’è una lotta per un posto in attacco.
«Abbiamo un bel rapporto, con i siciliani ho sempre avuto un buon feeling. Siamo entrati subito in sintonia e tra noi c’è una sana competizione».
Ha scelto la maglia numero 17 solo per sua figlia Gaia?
«Si, è il giorno della sua nascita, ma so anche che nel Pescara il 17 è diventato un portafortuna. Prima di me lo hanno indossato Pettinari, Immobile e Caprari. Devo dire che ho lottato per averlo. All’inizio lo aveva chiesto Zampano che poi è andato via, in seguito Marras e Antonucci, però alla fine sono riuscito a prenderlo. Mi ha chiamato anche Caprari per dirmi che ho fatto la scelta giusta!».
È più forte il Pescara attuale o quello dell’anno scorso?
«Ora abbiamo una rosa più completa e l’allenatore ha un ventaglio di scelte più ampio. Nella passata stagione c’erano troppi giovani, invece adesso c’è un giusto mix di ragazzi promettenti e calciatori esperti attaccatissimi alla maglia, come Brugman, Balzano, Memushaj e altri».
Perché il Delfino ha sofferto nel 2017-18?
«C’erano aspettative troppo alte. Forse con Zeman si sperava di ripetere l’annata della promozione. Le pressioni erano forti ed bastato qualche passo falso per scatenare le critiche».
Tra i giovani su chi scommette?
«Antonucci mi ha colpito. Ha dei numeri straordinari ed è un ragazzo serissimo. Sta sempre zitto e corre dal primo all’ultimo minuto sacrificandosi anche in fase difensiva. Sono convinto che ci farà divertire».
Lei ha il contratto in scadenza. Pensa al rinnovo?
«Dopo due anni fatti male dovrei chiedere il prolungamento? Non scherziamo. Se arriva me lo prendo (ride, ndr), ma non andrei mai a bussare alla porta del presidente. Penso solo a lavorare e a guadagnarmelo sul campo».
La B parte a 19 squadre senza Cesena, Bari e Avellino.
«Troppe società non rispettano le promesse. Ricordo che nell’ambiente si parlava del monte ingaggi altissimo del Bari, poi abbiamo visto come è andata a finire. Mi dispiace per quei ragazzi che sono rimasti senza contratto. È vero, i calciatori guadagnano bene, ma se i club non onorano gli impegni c’è anche chi resta a spasso con una famiglia da mantenere. Penso che la B debba avere al massimo 20 squadre. A volte si gioca per inerzia e si rischia di perdere punti per strada: 42 partite erano davvero troppe».
Domani a Cremona rivedrà Mandorlini.
«Con lui ho vinto un campionato di B a Verona, anche se non ho giocato tantissimo a causa di vari infortuni. Ha sempre parlato bene di me e lo ringrazio».
Le insidie maggiori?
«Giochiamo fuori casa contro una squadra molto forte, però siamo fiduciosi».
A 32 anni è contento della sua carriera?
«Sì, ho sempre sognato di diventare un calciatore. Spesso ho preso decisioni giuste, alcune volte ho sbagliato. Ad esempio, non dovevo accettare il trasferimento alla Reggina».
Tra i suoi ex allenatori a chi si sente legato?
«Ricordo con piacere il compianto Mondonico ai tempi dell’Albinoleffe in B. Ero del Cagliari, ma venivo dall’Alghero, in C2, e mi presentai in ritiro in pessima forma. Alla fine di una seduta mi disse: “Pensavo fossi il giardiniere di Cellino (ex patron del Cagliari, ndr), invece sei bravo!”. Aveva ragione quando diceva: “Cocco si spegne se non sente la fiducia”. Mi ha insegnato tanto, soprattutto dal punto di vista umano. Poi Marco Giampaolo e Pasquale Marino, due grandi tecnici.
Chi vincerà la classifica dei cannonieri?
«Vedo bene Di Carmine, Galabinov e Iemmello».
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