Colini: io come Conte motivazioni e gioco

27 Maggio 2015

Domani la prima finale scudetto a Pescara contro il Kaos

PESCARA. Tutto si può dire, tranne che Fulvio Colini abbia peli sulla lingua. Schietto e diretto l’allenatore del Pescara calcio a 5 che domani sera sarà impegnato nella gara 1 della finale scudetto contro il Kaos. Lo chiamano lo Special One del futsal, ma lui rifiuta l’accostamento a Mourinho. No, si sente più vicino ad Antonio Conte. E detto da un romanista come Colini non è poco. E’ stato poco più di un’ora nella redazione de il Centro, protagonista, al fianco del ds biancazzurro Matteo Iannascoli, di un botta e risposta a 360 gradi: calcio a 5, politica e psicologia.

Colini, si sente uno Special One?

«Sciocchezze, è un accostamento che non mi appartiene. E’ un’etichetta che mi ha affibiato il web, ma non è certo Mourinho il mio modello o la mia ispirazione».

E quindi Colini a chi può essere accostato?

«Se proprio devo fare un nome, dico Antonio Conte, uno che sta sempre sul pezzo, sempre attaccato ai colori della società che rappresenta. Con tutti i pregi e i difetti. Sono un istintivo, magari a volte esagero, ma sono me stesso, uno arrivato dalla strada».

Di certo non è amico degli arbitri?

«Un’altra etichetta nella quale non mi riconosco. A parte il parapiglia di Montesilvano, che mi è costata una squalifica ridicola, sono stato espulso l’ultima volta due anni fa. Ho contestato una decisione e ho detto: “Siete dei folli”. E l’arbitro Muratore mi ha espulso. Tra l’altro, lo conosco e non ci siamo parlati per due anni».

Chi è Fulvio Colini?

«Un artigiano del calcio a 5. Facevo il ristoratore, aveva un’attività in via Veneto, l’ho lasciata per il calcio a 5, una passione che ho coltivato nel corso degli anni e che ha resistito a tutte le innovazioni».

Come è nato il feeling con la famiglia Iannascoli e il Pescara?

«Cinque anni fa, durante un Montesilvano-Pescara, io e Danilo Iannascoli abbiamo avuto un faccia a faccia piuttosto duro a bordocampo. Poi, ci siamo chiariti ed è nato un bel rapporto. L’anno scorso dovevo restare a Lupari (aveva vinto lo scudetto con la Luparense, ndr), ma non c’è stato accordo sui programmi. Ero sul mercato e mi ha chiamato Iannascoli».

Che cosa le ha chiesto?

«Mi ha chiesto di portare il Pescara stabilmente nelle alte sfere del calcio a 5 italiano. Ci siamo riusciti visto che abbiamo raggiunto tre finali (Winter Cup, Coppa Italia e play off) e chiuso la regular season al primo posto».

E ora c’è la finale scudetto?

«Abbiamo il 50% di possibilità. Il Kaos è come noi, ha fame di successi. E’ una squadra fisica e caratteriale, proprio come noi».

E’ vero che quando è arrivato a Pescara ha detto: “Qui comando io”.

«Assolutamente no. C’è un confronto continuo e quotidiano con la società sulle decisioni da prendere. Poi, chiaramente, lo spogliatoio è sacro. E, come accade ovunque, è in mano all’allenatore. E tutti vengono trattati allo stesso modo. Non mi interesse essere amico del giocatore. Per me ognuno deve fare un passo indietro davanti al collettivo che regna sovrano».

Salas sembra avere una marcia in più.

«Abbiamo provato a prenderlo la scorsa estate, ci siamo riusciti a dicembre. Ha 23 anni ed è forte».

Canal?

«E’ il miglior giocatore italiano di calcio a 5».

Tanti stranieri, come comunica con loro?

«Parlo solo italiano. Sono loro che devono adeguarsi».

Colini difensivista?

«Per i primi sette anni della mia carriera da allenatore, è vero, ho fatto un calcio a 5 difensivista. Dopo no. Però, da quella esperienza è nato un modo di difendere che è il migliore, risultati alla mano, ma viene abbinato a una fase offensiva. Non speculo, mai chiesto a un giocatore di limitarsi ad andare in avanti».

Il calcio a 5 prende dal calcio o dal basket?

«No, con il calcio non ha niente in comune. Con il basket sì, tante cose sono mutuabili».

Il tiki taka?

«Non mi piace, è una presa in giro dell’avversario».

E’ vero che vive 24 ore su 24 per il calcio a 5?

«No, è leggenda metropolitana, lo lascio dire ai filosofi e agli scienziati. Ma è vero che cerco di fare seriamente il mio lavoro. C’è gente che scrive poemi su una vittoria, io che cosa avrei dovuto fare?».

Bellarte, allenatore dell’AcquaeSapone eliminata dal Pescara in semifinale, è il suo erede?

«Lui può essere anche migliore del sottoscritto, adesso ha tempo... Io nei primi dieci anni di carriera non avevo vinto nulla, ha tempo per crescere».

Che rapporto ha con il mondo social?

«Ci sono, ma non mi piace. E’ una realtà virtuale, non vera. Ed è esasperata. Ti toglie la vita di strada, che è fondamentale. A me piace il confronto, guardare in faccia l’interlocutore».

Si comporta così anche con i giocatori?

«Nel nostro spogliatoio c’è una vita senza maschera. Io preferisco una brutta verità a una bella bugia».

Che cosa significa lavorare sulla testa dei giocatori?

«Prima di tutto conoscere tutto. Possibilmente, più di quanto ne posso sapere la moglie. Guardo e osservo tutto. Devo conoscere com’è fatta quella persona per poi cercare di motivarla. Siamo diversi, ognuno reagire in maniera diversa a un impulso».

E vero che ha un’agenda segreta in cui scrive tutto sugli attegiamenti dei giocatori?

«Ho due agende: una in cui annoto movimenti, tattiche e appuntamenti; l’altra, segreta, in cui scrivo tutto sui giocatori, valutazioni, cose che nessuno deve leggere».

La vittoria più bella?

«A Nepi, nel 2005, da neoppromossi vincemmo la coppa Italia».

Come vive la sconfitta?

«Come Rescia (giocatore del Pescara calcio a 5, ndr), servono due-tre giorni per smaltire gli effetti negativi».

Quanto incide un allenatore nel calcio a 5?

«Nella fase di costruzione del progetto societario e tecnico il 50%; sul piano tattico, invece, il 20%».

Contatti dal calcio?

«No, è un altro mondo. Lì vinci una mezza coppa Italia e sei inondato di soldi. Qui, è diverso, ci sono i veri valori dello sport».

La semifinale con l’AcquaeSapone, come l’ha preparata?

«Prima della sfida di ritorno non ho fatto nulla, era talmente vergognosa la sentenza delle squalifiche relative a gara-1 che i giocatori erano già carichi. Quella partita me l’ha fatta vincere la sentenza».

Ci sono stati degli strascichi velenosi...

«Io credo che bisogna prima imparare a perdere; poi, di conseguenza, sarà facile saper vincere».

A Pescara, Mammarella è stato particolarmente preso di mira.

«Quando la Roma va a Torino contro la Juve il pubblico se la prende con Totti, mica con Balzaretti. Significa che Mammarella era il più temuto. E’ stato un mio giocatore, lo conosco bene. E se fossi io il suo allenatore sarebbe il miglior portiere dell’universo a vita».

E’ vero che vuole portare Borruto dell’AcquaeSapone a Pescara?

«Se a fine stagione sarà libero, certo. Sarebbe una prima scelta. Ma lasciate perdere tutte le falsità che circolano dopo il derby».

A che cosa si riferisce?

«Non è il tempo di agitare ulteriormente le acque».

Colini politicamente come la pensa?

«Estrema destra, ma destra sociale che si ricongiunge ai valori del popolo. Niente a che vedere con la dittatura».

Quindi?

«L’ultima volta ho votato Movimento 5 Stelle che ha insita una componente di destra sociale. E poi è trasversale: valuta fatto per fatto, non con un pregiudizio politico».

@roccocoletti1

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